La morte dell’ex presidente della Federal reserve (Fed) Alan Greenspan, a cento anni, costringe a farsi qualche domanda sul ruolo dei banchieri centrali oggi. Perché i governi di paesi in regressione democratica vanno subito allo scontro con i giudici, ma non con i banchieri centrali? E perché, quando ci provano, falliscono? Donald Trump non è riuscito a licenziare in anticipo Jerome Powell dalla presidenza della Fed; Vladimir Putin ha gestito la sua economia di guerra grazie alle politiche monetarie ortodosse di Elvira Nabiullina; i partiti estremisti in Europa parlano poco della Banca centrale europea (Bce). Gli ottimisti possono sostenere che le banche centrali indipendenti sono una delle innovazioni di maggiore successo della storia recente. Ma è anche vero che non ci sono più stati molti banchieri centrali come Greenspan, con una forte impronta ideologica e con l’esplicito programma d’imporla alla società. Per difendere la propria indipendenza, i banchieri centrali hanno imparato a essere più tecnici, asettici, ellittici; guidano l’economia senza dare l’impressione di farlo. Ovviamente è più una strategia di sopravvivenza che sostanza: tutte le scelte sono politiche, ma i banchieri centrali sono riusciti a stare al riparo dalla tempesta che travolge le democrazie liberali. Per ora. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati