Il 6 dicembre l’Indonesia si è dotata di un nuovo e contestato codice penale. Da anni i legislatori cercavano di superare quello creato nel 1918 dal governo coloniale olandese senza riuscirci. L’ultima volta che ci hanno provato, nel 2019, si sono scatenate le proteste più grandi mai viste nel paese dal 1998, quando l’allora presidente Suharto fu costretto a ritirarsi.

Stavolta la politica ha accelerato. Nonostante le critiche al disegno di legge, le consultazioni pubbliche sono state limitate e il nuovo codice è stato approvato con il sostegno di tutti i partiti più grandi.

Il testo contiene molte misure pericolosamente vaghe, “di gomma” le chiamano gli indonesiani, che accrescono il potere dello stato a spese dei cittadini. Le più critiche sono quelle che impongono una morale conservatrice sulla sessualità e quelle che limitano la libertà d’espressione.

Passi indietro

Un cambiamento positivo riguarda la sospensione condizionale della pena di morte per buona condotta. È una presa di distanza dall’approccio “nessuna pietà” del presidente Joko Widodo, noto con il soprannome di Jokowi. Ma si tratta dell’unica apertura introdotta dal nuovo codice.

Due provvedimenti in particolare hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale: prevedono il carcere per chi fa sesso fuori dal matrimonio e per le coppie non sposate che convivono. Si temeva che la legge potesse colpire i turisti stranieri, ma questi reati saranno perseguibili solo se denunciati da un parente stretto. È molto improbabile che le nuove misure possano essere applicate a una coppia non sposata in visita nel paese. Saranno soprattutto i giovani indonesiani a risentire di questi provvedimenti, perché le famiglie potranno ricorrere ai tribunali per imporre la loro visione della sessualità e della scelta del partner.

Saranno colpite anche le persone gay e lesbiche, che in Indonesia non possono sposarsi. L’omosessualità non è un reato nel paese, tranne che nella provincia di Aceh, ma la comunità lgbt+ sarà criminalizzata in un modo più sottile: il nuovo codice proibisce gli “atti indecenti”, un concetto estremamente vago, che potrebbe essere usato per punire le manifestazioni d’affetto in pubblico tra persone dello stesso sesso.

Il nuovo codice prevede la reclusione fino a quattro anni per le donne che abortiscono, con eccezioni per le vittime di stupro o per necessità di salute, e pene più alte per i medici che praticano l’interruzione di gravidanza. Ma anche chi diffonde informazioni sui metodi contraccettivi rischia il carcere.

La libertà di espressione

Secondo il nuovo codice è reato insultare un funzionario pubblico, anche quando le accuse, ritenute offensive, corrispondono al vero. Tra le figure protette dal provvedimento ci sono i componenti del governo e il presidente, e questo rende evidenti i limiti imposti al dibattito pubblico e soprattutto alla libertà di stampa.

In passato la corte costituzionale indonesiana aveva già annullato leggi simili, ritenendole incostituzionali. Reintrodurle significa dare al governo un margine più ampio per reprimere l’opposizione.

Sarà dichiarato fuorilegge l’insegnamento di qualsiasi disciplina in contraddizione con la pancasila, il pensiero filosofico su cui si fonda lo stato indonesiano, e anche questa norma generica può essere usata per criminalizzare ogni forma di dissenso.

Gli attivisti per i diritti umani temono poi altri due articoli. Il primo prevede la reclusione fino a due anni per chiunque diffonda notizie false (un concetto non meglio specificato) che disturbino l’ordine pubblico. Ma il secondo è perfino più pericoloso per i giornalisti. Stabilisce che chi diffonde notizie non verificate, esagerate o anche solo incomplete può finire in carcere (di nuovo senza specificare i criteri di valutazione).

Altre misure molto discusse riguardano la blasfemia. Il codice introduce restrizioni severe in difesa dell’islam, la religione più diffusa nel paese. Le nuove norme renderanno più facile la persecuzione dei gruppi religiosi minoritari, aggravando così un problema in continua crescita nell’Indonesia dopo Suharto.

Verso le elezioni

Nonostante il nuovo codice vieti le manifestazioni non autorizzate, la sua approvazione causerà proteste, e quasi certamente il testo sarà sottoposto al giudizio della corte suprema. In passato, il tribunale si è dimostrato efficiente nel difendere i princìpi garantiti dalla costituzione, ma le cose potrebbero cambiare. Un giudice è stato recentemente sostituito perché la sua stretta osservanza della carta costituzionale è stata giudicata contraria agli interessi del parlamento che lo aveva nominato, e questo precedente imporrà ai colleghi rimasti molta più cautela al momento di valutare il codice.

Secondo la maggior parte degli osservatori nell’ultimo decennio la democrazia indonesiana ha fatto dei passi indietro. Il nuovo codice ne fa fare altri, ma la sua approvazione potrebbe anche essere legata alle elezioni del 2024.

L’attuale presidente Jokowi non può candidarsi per un terzo mandato. Chi punta alla presidenza spera di prendere il suo posto per cinque o dieci anni, ed è già in campagna elettorale. La riforma del codice favorirà i politici conservatori che cercano di rafforzare il peso della religione, e offrirà al governo nuove e potenti armi legali per mettere a tacere i dissidenti. ◆ gim

Da sapere
L’arcipelago in breve

◆ L’Indonesia è un arcipelago composto da migliaia di isole (più di 18mila), che ospitano almeno trecento lingue e culture diverse. È una delle economie emergenti più promettenti: quasi il 50 per cento del prodotto interno lordo è costituito dall’industria manifatturiera e il 30-40 per cento dal turismo. Anche l’industria mineraria sta crescendo d’importanza: il paese è il primo produttore mondiale di nichel, il minerale essenziale per la transizione elettrica del sistema dei trasporti. L’Indonesia è una repubblica presidenziale indipendente dal 1949 ed è il più grande stato a maggioranza musulmana del mondo, ma in alcune regioni sta affrontando le minacce delle forze indipendentiste e di nuovi attacchi di gruppi armati islamisti. Bbc


Questo articolo è uscito sul numero 1491 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati