Bandiere catalane all’ultimo raduno pubblico della coalizione indipendentista Junts pel sí, prima delle elezioni regionali a Barcellona in Spagna, il 25 settembre 2015. (Albert Gea, Reuters/Contrasto)

Una guida alle più importanti elezioni della storia della Catalogna

Bandiere catalane all’ultimo raduno pubblico della coalizione indipendentista Junts pel sí, prima delle elezioni regionali a Barcellona in Spagna, il 25 settembre 2015. (Albert Gea, Reuters/Contrasto)
26 settembre 2015 13:25

La Catalogna andrà alle urne domenica 27 settembre per eleggere i 135 membri del parlamento regionale, arrivato alla sua undicesima legislatura. Considerate un referendum sull’indipendenza, le elezioni saranno il più importante voto della Catalogna da quando il suo parlamento è stato eletto per la prima volta nel 1980.

Come siamo arrivati a questo punto?
Prima delle precedenti elezioni del 2012, il parlamento catalano aveva adottato una risoluzione che sancisce “il diritto del popolo catalano di poter liberamente e democraticamente determinare il proprio futuro collettivo attraverso un referendum”.

Nelle elezioni che si sono tenute più tardi, nello stesso anno, i partiti che erano perlopiù a favore del referendum, Convergència i unió (Convergenza e unione, Ciu), Esquerra republicana (Sinistra repubblicana di Catalogna, Erc), Iniciativa per Catalunya Verds e Esquerra unida i alternativa (Iniziativa per la Catalogna Verdi e Sinistra unita e alternativa, riunite sotto le sigle Icv-Euia) e Candidatura d’unitat popular (Candidatura di unità popolare, Cup) hanno ottenuto la maggior parte dei voti e dei seggi.

Tuttavia il partito Convergència i unió (Ciu) del presidente della Catalogna Artur Mas ha perso dodici seggi e ha dovuto allearsi con l’Erc per avere i numeri necessari a formare un governo.

Nonostante le loro differenze e l’esistenza di fazioni interne in disaccordo tra loro, nel 2013 i partiti indipendentisti sono riusciti a mettere insieme i voti necessari per fare approvare una dichiarazione che affermava il diritto all’autodeterminazione della Catalogna, dando avvio a un processo il cui scopo è convocare un referendum sull’indipendenza.

La corte costituzionale spagnola, tuttavia, ha dichiarato nulla e anticostituzionale tale dichiarazione. Da allora, la partecipazione alla manifestazioni non ha smesso di crescere, così come il sostegno al referendum.

Il governo spagnolo, tuttavia, è rimasto fermamente contrario al voto sull’indipendenza, dichiarando illegali tutti i tentativi di organizzarne uno. Dal punto di vista tecnico, Madrid ha la legge dalla sua parte perché un referendum in Catalogna può essere legalmente vincolante solo dopo che il governo centrale ha effettuato un trasferimento d’autorità alla regione (come accaduto nel referendum in Scozia), e il governo spagnolo non intende farlo.

Questo stallo ha spinto il governo catalano a indire elezioni anticipate, le terze in cinque anni, e a presentare il voto di domenica come un plebiscito sull’indipendenza.

Quanti catalani sostengono l’indipendenza?
È difficile dirlo. Nel novembre 2014 la Catalogna ha organizzato una consultazione informale, nel corso della quale più dell’ottanta per cento dei partecipanti ha votato a favore di uno stato indipendente catalano.

Ma anche per gli organizzatori del voto è chiaro che un risultato simile non è sufficiente per ottenere l’indipendenza, né peraltro dimostra che la maggioranza di catalani sia favorevole a questa soluzione.

Circa 2,3 milioni di persone si sono recate a votare durante questo esercizio preparatorio, il che equivarrebbe circa, secondo i dati demografici, al 36 per cento degli aventi diritto.

Alle ultime elezioni, più di due milioni di persone hanno votato per i partiti che sostenevano la dichiarazione indipendentista. Nelle elezioni precedenti, il consenso per i partiti indipendentisti era piuttosto stabile intorno al milione e mezzo di voti.

Se si prende in considerazione il quesito specifico relativo alla completa indipendenza, i sondaggi mostrano che la Catalogna è divisa in maniera quasi uniforme.

Gli stessi sondaggi mostrano inoltre alcune significative sfumature: il campo dei “contrari all’indipendenza” è spaccato tra quanti sono soddisfatti dello status quo e quanti vorrebbero che fossero concessi maggiori poteri alla regione, ad esempio nell’ambito di un meccanismo federale.

Ciò che risulta chiaro è che, se mai si terrà un referendum, due fattori cruciali saranno la maniera in cui sarà definito l’elettorato (ovvero chi avrà il diritto di voto) e il contenuto effettivo del quesito referendario.

Comunque si vogliano interpretare questi numeri, tuttavia, tre tendenze emergono in maniera chiara:

  • Sul tema dell’indipendenza, i catalani sono divisi. Nessuna delle due opzioni può contare su una chiara maggioranza.
  • Una maggioranza di persone è insoddisfatta dell’attuale assetto costituzionale e dei rapporti con Madrid.
  • Il numero delle persone che sostiene l’indipendenza o il referendum è notevolmente aumentato negli ultimi cinque anni.

Quali sono i partiti che si presentano a queste elezioni?
Il paesaggio politico catalano è cambiato in maniera sostanziale dai tempi delle elezioni del 2012. Queste saranno le prime elezioni regionali nelle quali Convergència democràtica de Catalunya (Convergenza democratica di Catalogna, Cdc) e Unió democràtica de Catalunya (Unione democratica di Catalogna, Udc) si presenteranno separatamente, in seguito alla dissoluzione di Convergència i Unió (Ciu) nel giugno 2015.

L’Udc correrà da sola, mentre la Cdc si presenta con Erc, Demòcrates de Catalunya (Democratici di Catalogna, Dc) e Moviment d’esquerres (Movimento di sinistra, Ms) all’interno della coalizione Junts pel sí (Uniti per il sì, Jps). Anche i membri del partito indipendentista Assemblea nacional catalana (Assemblea nazionale catalana, Anc), Òmnium e Associació de municipis per la independència sostengono il Jps, il cui candidato è il presidente uscente Mas.

Junts pel sí sostiene che, qualora ci sarà una maggioranza parlamentare disposta a farlo, proclamerà l’indipendenza entro 18 mesi.

L’altro partito apertamente indipendentista è il Cup.

A sinistra, i partiti Icv e Euia si presentano alleati ai movimenti contro l’austerità Podemos e Equo, riuniti in Catalunya sí que es Pot (Catalogna si può, Csqep), una coalizione simile a Barcelona en Comú, che ha vinto le elezioni a Barcellona qualche mese fa.

Sebbene non sostenga apertamente l’indipendenza, la coalizione è a favore di una consultazione pubblica che definisca il rapporto tra Spagna e Catalogna, e i suoi dirigenti guardano con simpatia al diritto dei catalani di pronunciarsi sulla propria autodeterminazione.

Per quanto riguarda i partiti unionisti, la posizione relativa all’indipendenza è chiara.

Tra questi, su posizioni di centrodestra, troviamo la sezione catalana del Partito popolare (Pp), il partito del primo ministro spagnolo Mariano Rajoy. Di centrosinistra sono invece gli affiliati regionali del partito socialista Psoe (anche se occorre notare che molti dei suoi membri si sono astenuti, in passato, quando si è trattato di votare a proposito della convocazione di un referendum).

Sempre su posizioni di centrodestra ci sono il partito liberale Ciutadans (Cs), che negli ultimi mesi è passato da essere un piccolo partito regionale a delle proiezioni nei sondaggi che lo vedono superare il dieci per cento delle preferenze a livello nazionale.

Dei 1.281 candidati che si presentano alle elezioni di domenica, il 47 per cento sono donne.

Come funzioneranno le elezioni?
I 135 membri del parlamento catalano vengono eletti in quattro circoscrizioni con un meccanismo proporzionale: Barcellona (85 eletti), Tarragona (18), Girona (17) e Lleida (15).

Per ottenere dei seggi, ogni lista dovrà raggiungere almeno il tre per cento dei voti in ciascuna circoscrizione.

Per la maggioranza sono necessari 68 seggi.

Sono 5,5 milioni gli elettori iscritti nelle liste, mentre i seggi elettorali aperti il giorno delle votazioni saranno 2.697.

Se i risultati rispetteranno le previsioni dei sondaggi, i partiti secessionisti otterranno la maggioranza di cui hanno bisogno per portare avanti il loro piano che prevede la proclamazione dell’indipendenza entro 18 mesi.

Ma il dibattito sull’indipendenza è solo uno dei fattori, per quanto il più importante, da seguire durante queste elezioni.

Con le elezioni generali spagnole previste entro la fine dell’anno, altri numeri interessanti arriveranno dai risultati ottenuti dalle formazioni contro l’austerità e da un partito in crescita come il Cs, oltre che dai due principali partiti nazionali, il Pp e il Psoe.

I seggi apriranno alle 9 di domenica 27 settembre e chiuderanno alle 20.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del Guardian con il titolo “Catalonia election: a guide to its most important vote yet”, il 24 settembre 2015.

L’autore sarà Ferrara al Festival di Internazionale dal 2 al 4 ottobre per il workshop Informare con i dati

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