Quest’anno sono stata invitata a far parte della giuria del premio Bastianelli che dal 2005 valorizza i libri di fotografia pubblicati in Italia. L’iniziativa è nata per raccogliere l’eredità di Marco Bastianelli, giornalista e caporedattore della rivista Fotografia Reflex che fino alla sua morte, nel 2003, è stato un pioniere nel nostro paese a saper cogliere le potenzialità del libro fotografico, capendo che poteva rappresentare un laboratorio di sperimentazione invece di un semplice catalogo. Raccogliendo il suo lascito, la presidente di giuria Elisabetta Portoghese Bastianelli mi racconta che nel 2015 sono stati i primi a includere nella selezione i libri autoprodotti.
Nel corso del tempo i volumi che riceve sono cambiati molto: all’inizio arrivavano quasi esclusivamente da grandi case editrici, ma con la crisi del mercato hanno trovato spazio realtà più piccole e indipendenti che hanno proposto una visione più orientata alla ricerca artistica, sia nel contenuto sia nella forma. E l’autoproduzione, in cui fotografe e fotografi si autofinanziano e pubblicano in modo del tutto indipendente dalle case editrici, ha dato ancora più spazio a linguaggi trasversali e soluzioni grafiche insolite, in edizioni a tiratura limitata.
Non è un caso quindi che la giuria del Bastianelli si sia trovata d’accordo nel premiare Homographs. A pictionary di Allegra Baggio Corradi, pubblicato dalla cooperativa editoriale Shibboleth, attiva a Milano dal 2024. Una nuova realtà che punta a realizzare libri nati dalla collaborazione tra istituzioni, associazioni e società civile. Nello specifico, Homographs nasce da una serie di laboratori con persone migranti, tenuti a Londra dal 2013 al 2019 per insegnare l’inglese usando le immagini.
A metà tra Bibbia tascabile e dizionario, questo piccolo libro giallo si sviluppa su una serie di dittici che mostrano il doppio significato di una parola. Il linguaggio fotografico viene sfruttato nella sua universalità, per aiutare chi ancora non domina la grammatica di una lingua e si trova quindi in una condizione di svantaggio sociale. “Concepiamo i libri come sculture sociali che svolgono una funzione pratica per far fronte a una necessità specifica di un gruppo sociale, ma che possano riguardare anche altre comunità che vivono condizioni simili altrove”, scrive l’autrice, il cui lavoro è stato esposto recentemente al festival bolognese PhMuseum days.
Il mercato però è un’altra cosa. In Italia si vendono pochi libri: nel 2025 sono stati 99,5 milioni, con una flessione del 3 per cento rispetto al 2024, ma in queste cifre ci sono narrativa e saggi, con una controtendenza in crescita solo per l’editoria rivolta a bambini e adolescenti. Le statistiche purtroppo non isolano le vendite nel settore fotografico, ma librai e piccoli editori confermano che stiamo parlando di una nicchia molto ristretta, con differenze sostanziali da nord a sud.
Chiara Capodici è una docente e libraia che da Leporello organizza periodicamente presentazioni di libri con gli autori; negli anni questo spazio è diventato un punto di riferimento per gli appassionati a Roma. Mi racconta che la moltiplicazione esponenziale di piccole realtà editoriali ha saturato il mercato e ormai l’offerta è maggiore della domanda. Inoltre, in un paese piccolo come il nostro sono evidenti tre dinamiche economiche diverse: il sud si sta trasformando in una platea curiosa, con delle realtà interessanti che sono però ancora escluse dal network nazionale, trainato invece dal nord (da Bologna in su), dove si concentrano le vendite maggiori. Roma è una realtà dispersiva e più stagnante, dove l’affluenza agli eventi e agli incontri non corrisponde affatto agli acquisti.
In Italia sembra mancare una cultura fotografica diffusa, sensazione confermata anche dall’editore Claudio Corrivetti di Postcart, che riflette sull’assenza di uno studio serio dell’arte e della fotografia nella scuola dell’obbligo, che certamente non contribuisce a coltivare un pubblico interessato. Davanti a numeri così esigui, un piccolo editore cerca di sopravvivere instaurando dei rapporti con le librerie indipendenti, organizzandosi con la vendita online, partecipando a fiere e festival e promuovendosi al meglio sui social media.
A livello di distribuzione si possono instaurare alcuni canali di vendita con le librerie di catena, che però richiedono grandi tirature, non sostenibili per gli editori più piccoli. Per Corrivetti il crowdfunding, cioè la ricerca di fondi direttamente dal pubblico attraverso campagne online, è un metodo interessante per far fronte alle spese di realizzazione di un libro, ma non può essere una base solida per una casa editrice.
Ai limiti economici, che risentono poi della situazione generale dell’economia italiana e di quanto siamo disposti a spendere per beni non necessari, dobbiamo quindi sommare un deficit culturale e anche la mancanza di coordinamento nel network degli eventi – fiere, festival – che invece permetterebbe di attirare un pubblico più eterogeneo; così accanto allo studente si ritroverebbero anche la professionista e l’appassionato con maggiore disponibilità a spendere.
Questo testo è tratto dalla newsletter Fotografica.
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