Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Julien, 47 anni
Il primo giorno
“Ogni giovedì mattina insegno all’università. Gli studenti hanno un’energia che contrasta con la mia apatica vita professionale e sentimentale, e stare a contatto con loro mi fa bene. La facoltà cade a pezzi, ma la classe è di buon livello. In questo gruppo stanno nascendo delle belle amicizie. È stimolante, perfino rigenerante, mi fa pensare alla mia giovinezza.
Nel bel mezzo della mia lezione di economia, il mio sguardo incrocia il suo e comincio a balbettare, arrossisco, mi blocco. Durante quei tre o quattro secondi durati un’eternità, penso che tutta la classe abbia capito che ho preso una cotta per quella ragazza, ma no, in realtà va tutto bene. Il mio imbarazzo non viene notato. Più tardi, Alicia mi confesserà che nessuno stava ascoltando la mia lezione. Alicia, questo è il suo nome, è una delle mie studenti. È bellissima, ma non ha un fisico esile da modella. Con il suo corpo a clessidra, le sue forme rotonde e le caviglie e i polsi sottili, ha un’aria da pinup degli anni cinquanta. Ovviamente, so bene che un professore non dovrebbe avere una relazione con una studente. È un limite che mi impongo di non superare.
L’anno finisce, vengono consegnati i diplomi. La cerimonia è un’occasione per incontrarsi di nuovo. Alla fine della serata, con un bicchiere in mano, mi faccio avanti e invito un piccolo gruppo di studenti alla grande festa che organizzo il giorno dopo per il mio compleanno. So che lei fa parte del gruppo. Arrivano tutti insieme, e lei è lì, a casa mia, raggiante. Mi piace, ma non oso avvicinarla, è troppo giovane, abbiamo diciannove anni di differenza. Un ostacolo che, a quanto pare, non la spaventa: quella sera ha una storia con uno dei miei amici. Una relazione senza alcun futuro, ma che di fatto me la rende più accessibile.
Passano le vacanze, mi scrive all’inizio del nuovo anno accademico per una questione legata a un attestato. Alle undici si presenta nel mio ufficio, sempre bellissima, e accetta il mio invito a pranzo. A tavola mi parla di un concerto a cui andrà quella sera stessa e per una strana coincidenza ho previsto di andarci anch’io. Sono una persona razionale, non credo ai segni del destino, ma in quel momento mi sembra che tutto sia possibile. Così ci ritroviamo all’uscita dello spettacolo, è inverno, fa molto freddo. Scambiamo qualche parola di circostanza e poi la riaccompagno a casa. Davanti al suo palazzo, la bacio timidamente. La differenza d’età è sempre la stessa, ma lei ha 24 anni, non 17, e sa quello che fa.
Lei sale a casa sua. Sulla via del ritorno, raccolgo per strada un bel tappeto di lana spessa. Me lo carico sulle spalle, venti minuti di cammino fino a casa, sudo come un dannato. Ci vorranno diverse settimane per capire che ho portato nel mio appartamento un esercito di cimici dei letti assetate di sangue, e quasi un anno intero per sbarazzarmene. In questo periodo difficile, Alicia è un sostegno costante. Usciamo insieme, incontro le sue amiche. Una di loro, Claire, cerca di avvertirmi: ‘Fai attenzione, Alicia è come il fuoco’, mi confida con aria enigmatica”.
L’ultimo giorno
“‘Chi è questa Aurélie?’. Sono a un concerto, nello stesso locale della prima volta, quello della coincidenza, quando ricevo questo messaggio da Alicia. Controlla continuamente le mie email, la sua perenne insicurezza è insopportabile. Può essere molto irascibile e quando si arrabbia cerca di ferirmi, e tutto ciò è distruttivo per una coppia. Le dico: ‘Aurélie è una mia ex, l’ho ricontattata quando abbiamo litigato tre mesi fa, ci siamo visti due volte, tutto qua’.
Ma perché non ho cancellato l’email di Aurélie? Sicuramente per qualche motivo inconscio. Uso cinque indirizzi email su due servizi di posta diversi, ma lei l’ha trovata comunque nei meandri del quinto indirizzo. Nel messaggio incriminato Aurélie mi propone di vederci, usando un tono un po’ troppo affettuoso. Avrei potuto inventare qualcosa per tirarmene fuori, mentire, ma non ne ho voglia. È l’occasione per uscire da una situazione che è diventata cronica.
Non appena leggo il suo messaggio, nel frastuono del concerto, capisco che è finita. Ne sono quasi sollevato, non facciamo altro che litigare. Lei ha 28 anni, vuole un figlio, ma io non posso costruire nulla con una persona che mi dichiara guerra ogni tre giorni. Da bambino ho sempre visto mia madre insultare mio padre, e mi ero ripromesso di non ripetere quel modello. Eppure è esattamente quello che sto facendo. E poi la madre di Alicia pensa che io sia troppo vecchio per sua figlia. ‘Puoi trovare di meglio’, le ripete continuamente. Sono combattuto, ma è la soluzione migliore per entrambi.
Il concerto finisce, le luci si riaccendono, esco dalla sala e la richiamo: ‘Allora confessi?’, mi domanda. ‘Sì, confesso’. Si sente tradita. Mi lascia, anche se le cose sono più complicate di così. In seguito ci rivediamo per sistemare delle questioni pratiche. Passo da casa sua per riparare l’armadietto del bagno che avevo rotto. Mi dice che ha salvato il mio numero con il nome ‘non rispondere’. Mi fa male, ma non ha neanche trent’anni ed è ferita. Poi mi manda una lunga sequela di rimproveri: dice che ho riparato male l’armadietto del bagno. Non rispondo.
A casa mia le sue cose sono ovunque, il trasloco si fa in più riprese. Mi piace il suo disordine, mi piace il fatto che abbia sconvolto la mia vita da scapolo incallito con il suo gatto, la sua biancheria sexy, i suoi prodotti di bellezza, la sua risata. C’è così tanta vita in tutto ciò. Abbiamo passato molti momenti difficili, ma con lei non mi sono mai annoiato. Diversi mesi dopo la sua partenza, trovo ancora dei suoi vestiti in fondo alla cesta della biancheria sporca.
Alla fine c’è la sua piccola macchina nera parcheggiata in fondo alla strada, con il bagagliaio pieno degli ultimi oggetti che è venuta a riprendere. Alicia è di fronte a me, sul marciapiede. È piena di rabbia e, quando è arrabbiata, non riflette. ‘Hai tradito il nostro amore’. La sua frase mi colpisce. È vero, ho tradito, l’ho tradita. C’è un ultimo dettaglio da sistemare: andavamo a yoga insieme, mi chiede di cambiare giorno. Sale in macchina, sbatte la portiera, mi mostra il dito medio e parte. Guardo la sua auto sparire in lontananza. Aveva preso la patente l’anno prima e la scorsa estate eravamo andati in macchina nel sud della Francia. Era stata una grande prima volta per entrambi. Entro in un inverno sentimentale”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it