La credibilità dell’alleanza militare della Nato si basa su un articolo del suo trattato fondativo, firmato nel 1949. L’articolo 5 stabilisce che un attacco armato contro uno degli stati dell’alleanza “sarà considerato come un attacco diretto contro tutti gli altri”. Questa solidarietà fra 32 paesi (due in Nordamerica, cioè Stati Uniti e Canada, e gli altri in Europa) è sempre stata la forza dell’alleanza atlantica e il motivo per cui tutti gli ex paesi comunisti hanno voluto farne parte dopo la fine della guerra fredda.

Donald Trump ha fortemente compromesso questa credibilità con poche frasi micidiali, spinto dalla collera per il rifiuto degli europei di impegnarsi militarmente nello stretto di Hormuz contro l’Iran. Il primo aprile, nel corso di un pranzo pasquale e circondato da fedeli, Trump ha improvvisato un discorso talmente sconvolgente che la Casa Bianca ha preferito ritirare il video.

Oltre agli attacchi personali contro il presidente francese Emmanuel Macron e sua moglie, Trump ha criticato la “viltà” dei suoi alleati europei, rievocando ancora una volta la tentazione di lasciare la Nato, definita una “tigre di carta” che costa agli Stati Uniti “decine di miliardi di dollari”.

Non è la prima volta che Trump minaccia di uscire dalla Nato. Lo aveva già fatto durante il suo primo mandato sostenendo che gli europei non pagavano abbastanza per la loro sicurezza. Parlava come se fosse convinto che le somme per la difesa andassero versate alla Nato o agli Stati Uniti, mentre rientrano nei bilanci nazionali.

L’anno scorso, per placare Trump e vista la situazione internazionale molto più minacciosa, i paesi della Nato hanno deciso di aumentare la spesa per la difesa portandola al 5 per cento del pil, una cifra gonfiata artificialmente con spese infrastrutturali che potevano essere considerate legate alla sicurezza. Evidentemente bisognava accontentare il presidente statunitense. È stato il momento di gloria di Mark Rutte, il segretario generale della Nato, che si è sentito in obbligo di chiamare Trump daddy, papà. Oggi la guerra scatenata da Israele e dagli Stati Uniti contro l’Iran ha cambiato radicalmente le cose.

Obiettivi diversi

Trump non capisce (o finge di non capire) che gli europei non hanno la minima voglia di partecipare a una guerra per la quale non sono stati né consultati né avvertiti né sollecitati, e non gli va di essere chiamati a intervenire solo quando le cose cominciano ad andare male. Parliamo di una guerra fuori dal diritto internazionale e in cui Israele e Stati Uniti hanno obiettivi chiaramente diversi, che cambiano ogni giorno.

Ma il problema è più ampio. Nello stesso discorso, Trump ha attaccato di nuovo l’Ucraina, sottolineando che tutte le armi e le munizioni inviate a Kiev sarebbero utili contro l’Iran. Il problema nasce anche dal fatto che l’impegno al fianco dell’Ucraina è un’eredità del suo predecessore Joe Biden e un ostacolo al riavvicinamento con il presidente russo Vladimir Putin, mentre quella in Iran è la guerra di Trump.

Gli europei non sono ancora pronti a veder sparire la Nato, e faranno il possibile per trattenere gli americani. Ma sanno anche che l’alleanza atlantica, almeno per come è stata concepita storicamente, è sostanzialmente morta, uccisa da Trump. Non resta che immaginare una nuova Nato in cui il pilastro europeo diventi prevalente. Per farlo servirà una rivoluzione culturale, indispensabile e urgente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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