Come si fotografa il mare? Come si può trasformare qualcosa in continuo movimento in un’immagine capace di raccontarlo e renderlo comprensibile?
È quello che hanno provato a fare sei fotografi – Fabio Barile, Matteo de Mayda, Giorgio Di Noto, Amina Chouairi, Giulia Parlato e Massimo Sordi– con When the sea moves in, che indaga le trasformazioni delle coste italiane e i fenomeni che ne stanno modificando gli equilibri. Il lavoro fa dialogare fotografia e ricerca scientifica, ed è articolato in cinque progetti raccolti in altrettanti libri pubblicati da Witty Books.
Le coste del Mediterraneo sono ecosistemi fragili, minacciati dall’erosione, dai cambiamenti climatici e dalle attività umane. L’innalzamento del livello del mare, gli eventi meteorologici estremi, l’urbanizzazione e il turismo di massa stanno modificando il paesaggio costiero, mettendo a rischio non solo gli equilibri naturali, ma anche la biodiversità, le economie locali e il patrimonio culturale.
“Capire questi cambiamenti, ricostruirne le cause e seguirne l’evoluzione nel tempo è indispensabile per immaginare strategie di tutela e interventi di difesa sostenibili”, spiegano Stefania Rössl e Tommaso Parrillo, curatori del progetto. “Non si tratta solo di fotografare ciò che accade lungo le coste, ma di comprendere attraverso quali strumenti possiamo osservare e interpretare le trasformazioni in atto”.
A partire da questa riflessione ogni fotografo ha indagato un tratto del litorale italiano con il proprio linguaggio, concentrandosi su un aspetto preciso. In Atlas undarum Giulia Parlato osserva il mare attraverso esperimenti condotti in laboratorio, in cui il movimento delle onde è riprodotto in scala per studiare il modo in cui l’acqua interagisce con la costa e modifica la distribuzione dei sedimenti. Parlato fotografa questi ambienti trasformando vasche, materiali e movimenti dell’acqua in immagini che nella loro astrattezza a volte somigliano a dipinti. In altri casi realizza still life che rendono visibili processi che di norma lo sono solo per gli addetti ai lavori, mostrando gli strumenti attraverso cui la ricerca scientifica li studia.
Matteo de Mayda e Amina Chouairi in Lagoonal capriccio esplorano il paesaggio poco conosciuto della laguna di Venezia, in particolare le casse di colmata, isole artificiali nate per sostenere lo sviluppo industriale di Porto Marghera e successivamente abbandonate. Attraverso queste immagini, indagano il cambiamento di questi territori nel corso di più di sessant’anni, raccontando un ambiente fragile e in continua evoluzione, segnato dall’erosione provocata dal traffico navale e dalla progressiva trasformazione dell’ecosistema. Ne emerge una visione inedita della laguna, lontana dall’immaginario turistico di Venezia, che invita a riflettere sul rapporto tra esseri umani e natura.
In Layers di Giorgio Di Noto l’attenzione è di nuovo sui processi e sugli strumenti della ricerca scientifica. Il progetto si concentra sulle tecnologie e sui sistemi di osservazione usati per studiare l’erosione costiera, interpretarne i meccanismi e prevederne l’evoluzione.
Nel testo che apre il suo volume Among, Fabio Barile introduce il paesaggio del Lido di Ostia, al centro della sua ricerca, attraverso la descrizione di una scena apparentemente immobile: una superficie marina quasi piatta, lievemente increspata, una spiaggia sabbiosa e un uomo, il signor Array, seduto con le spalle rivolte al mare. Barile invita a osservare gli effetti del tempo sull’ambiente: le onde che consumano gli scogli, la pioggia che scava la pietra. Le sue immagini si concentrano sul progressivo deterioramento delle architetture balneari e sulla loro lenta trasformazione in sabbia, polvere e sedimento.
La serie Rivoluzione di Massimo Sordi prende invece in esame le falesie di Ortona, in Abruzzo, usandole come punto di osservazione del rapporto tra i fenomeni astronomici – come i movimenti dei corpi celesti e le loro interazioni gravitazionali – e i processi che trasformano la superficie terrestre – come l’erosione marina e il progressivo modellamento delle falesie.
Le immagini di questi lavori non formano una narrazione unica, ma costruiscono un insieme di osservazioni che mettono in relazione luoghi e modalità di conoscenza. Pur affrontando temi complessi e spesso molto tecnici, il progetto ha un intento divulgativo: attraverso la fotografia cerca di tradurre fenomeni scientifici in immagini e racconti accessibili a un pubblico più ampio, stimolando una maggiore consapevolezza delle trasformazioni delle coste del paesaggio mediterraneo.
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Le immagini dal mondo raccontate da chi le sceglie. A cura delle photo editor di Internazionale. Ogni martedì.
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