La maggioranza dell’opinione pubblica israeliana è favorevole al peggioramento delle condizioni dei pazienti palestinesi, causato dal fatto che non possono ricevere le cure necessarie. Non è il risultato di un sondaggio; nessuno include nei propri sondaggi una domanda del tipo: “Sei favorevole all’eliminazione del sistema sanitario pubblico palestinese?”.

Eppure è inevitabile arrivare a questa conclusione, considerando il fatto che il ministero delle finanze israeliano continua senza ostacoli a sottrarre all’Autorità palestinese le entrate derivanti dalle imposte e dai dazi doganali. Queste entrate servono a pagare le cure mediche, i farmaci, gli stipendi del personale sanitario e la manutenzione e lo sviluppo di ospedali e cliniche.

I rabbini dei partiti ebraici ultraortodossi non hanno cercato né trovato, nel Talmud o nei detti dei rebbe, alcun riferimento per protestare contro la negazione delle cure mediche a quelle creature di Dio. Mentre i leader dei partiti sionisti dell’opposizione non diranno nulla per timore di allontanare anche un solo, immaginario, ex elettore di Benjamin Netanyahu (e in ogni caso, sono stati spesso complici dello stesso saccheggio del tesoro palestinese quando erano al governo).

I ricercatori sull’antisemitismo vengono pagati per contare le svastiche incise sulle tombe ebraiche in tutto il mondo e per classificare come antisemiti i politici che accusano Israele di genocidio. Non è compito loro rimanere sconvolti dal fatto che i palestinesi muoiono in agonia perché il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich in pratica impedisce al ministero della salute palestinese di comprare i farmaci per una malattia curabile.

L’Associazione medica israeliana ha scritto una sola lettera di protesta contro questa politica. E solo dopo gli appelli delle organizzazioni sanitarie internazionali a boicottare l’associazione, perché non si era opposta alla guerra di annientamento a Gaza. Sarei felice di sbagliarmi su questo, ma non ricordo nessun economista delle principali istituzioni israeliane che abbia firmato alcun tipo di petizione di protesta sulla confisca dei fondi dell’Autorità palestinese.

Il procuratore generale “di sinistra” non ha pronunciato una sola parola di obiezione contro questo furto. I mezzi d’informazione sanno che l’opinione pubblica non s’interessa alle questioni palestinesi al di là dell’“eliminazione di un terrorista” di Hamas. Quindi non smentiscono neanche la propaganda secondo cui l’Autorità palestinese finanzia il terrorismo.

Ogni giorno l’esercito, l’amministrazione civile e i coloni espellono altri palestinesi dalle loro terre attraverso una politica pianificata e coordinata

Gli oppositori moderati di Netanyahu rimpiangono i tempi delle proteste di piazza contro il primo ministro e la riforma giudiziaria. Non si preoccupano di questioni marginali, come il sabotaggio sistematico del sistema dei servizi sociali palestinesi, in particolare della sanità e dell’istruzione, e il vero e proprio crollo dell’Autorità palestinese. Non li motiva neanche il fatto che l’artefice di questo crollo sia un elemento di spicco dello schieramento che ha spianato la strada alla riforma giudiziaria: il Partito sionista religioso di Smotrich, se qualcuno lo avesse dimenticato.

E così, a causa della politica ufficiale di saccheggio che ha fatto sprofondare il ministero della salute dell’Autorità palestinese in un debito enorme, i malati di cancro e di cuore non ricevono tutti i farmaci di cui hanno bisogno e non possono comprarli privatamente.

A due passi dall’ospedale Ichilov di Tel Aviv, i pazienti sottoposti a trapianto di rene non riescono a procurarsi i farmaci anti-rigetto, mentre chi è in dialisi deve rimandare le sedute a causa dei posti di blocco e perché nelle macchine per la dialisi manca il liquido. Non si fanno esami del sangue, perché i laboratori operano a un ottavo della loro capacità. Le apparecchiature mediche sono fuori servizio perché non ci sono fondi per ripararle o procurarsi pezzi di ricambio, oppure perché i tecnici vengono solo una volta alla settimana.

A pochi minuti dall’ospedale Hadassah di Gerusalemme, le donne incinte non possono sottoporsi a controlli regolari. Gli interventi ortopedici sono costantemente rinviati, i farmacisti si indebitano (non possono rifiutarsi di essere pagati a credito) e i medici non possono nemmeno permettersi di recarsi al lavoro più di una volta alla settimana.

Con grande dolore

Non l’ho dimenticato, ogni giorno l’esercito, l’amministrazione civile e i coloni espellono altri palestinesi dalle loro terre attraverso una politica pianificata e coordinata: alcuni bruciano e picchiano, altri impartiscono ordini e inviano bulldozer. È ingenuo aspettarsi un’ondata di proteste in Israele per la mancanza di medicinali nei magazzini palestinesi, conseguenza di una politica israeliana straordinariamente calcolata. È infantile sperare in un’opposizione che si impegni a restituire i fondi rubati ai legittimi proprietari.

Non mi illudo che l’opinione pubblica israeliana – che non si scandalizza per la fame inflitta deliberatamente ai palestinesi a Gaza – possa scandalizzarsi per la distruzione mirata, determinata dal ministero delle finanze israeliano, della sanità pubblica palestinese e, quindi, anche per il crollo dell’assistenza sanitaria non governativa e privata.

Quella stessa opinione pubblica non considera un problema suo il fatto che la maggior parte dei residenti della Striscia, ormai ridotta a un’area minuscola, vive oggi sull’orlo della fame e della sete. Non è allarmata dall’abile burocrazia organizzata da ufficiali e funzionari israeliani nel sistema di coordinamento civile, che impedisce la fornitura costante di medicinali, antidolorifici e anestetici ai malati e ai feriti nella Striscia, e impedisce ai pazienti gravemente malati e feriti di recarsi all’estero.

Si tratta della stessa opinione pubblica ancora convinta che i vertici militari israeliani abbiano agito correttamente quando hanno ordinato l’uccisione di massa e sistematica di civili palestinesi per eliminare i miliziani di Hamas. E ancora convinta che l’esercito abbia agito correttamente quando ha distrutto e cancellato dalla faccia della terra città, campi profughi, villaggi e terreni agricoli.

Con grande dolore, si deve concludere che, agli occhi di troppe persone in Israele, anche l’uccisione lenta dei palestinesi, semplicemente perché sono palestinesi, è una politica legittima.

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