22 gennaio 2021 18:15

Mahiro ha dodici anni, non ha mai conosciuto suo padre, che ha divorziato dalla madre quando lei era appena nata. Quando lo incontra, la bambina sembra finalmente aver aggiunto un tassello importante alla sua giovane vita. Peccato che l’uomo che la porta allo zoo non è il vero padre ma un attore, assunto dalla madre per fornire alla figlia una figura paterna. L’attore/finto padre, Ishii, è il proprietario di un’agenzia che noleggia familiari, finti, presunti o surrogati. Per esempio, in un altro caso, l’agenzia fornisce un padre a una sposina per sostituire il vero genitore, alcolista impresentabile, al suo matrimonio. Questa la premessa di Family romance Llc, film di Werner Herzog, presentato a Cannes nel 2019, che il distributore italiano I Wonder ha messo a disposizione in streaming.


Come in molti film di Herzog, il confine tra realtà e finzione è sfumato. E stavolta non solo per colpa del regista tedesco. Ishii nel film interpreta se stesso e la Family romance Llc esiste davvero. Se ne parlava in un articolo di Elif Batuman, pubblicato sul New Yorker nel 2018 (e su Internazionale nel 2019). Qui cominciano i problemi perché il settimanale statunitense nel 2019 ha scoperto che molte cose dette e confermate dalle persone intervistate erano a dir poco delle esagerazioni e ha quindi avviato una revisione profonda dell’articolo.

Forse anche per smarcarsi da ogni possibile strascico, Herzog ha rivendicato il fatto che il suo, anche se è girato come un documentario, è un film di finzione con una sceneggiatura che gli attori, Ishii compreso, hanno interpretato. Al di là di tutto questa fiction solleva diverse questioni interessanti, non solo sulla società giapponese. Il fatto che esistano agenzie del genere ci fa interrogare su cosa siamo disposti a fare per alimentare un’illusione, per ricoprire con una patina di ultranormalità storie – altrettanto normali – di divorzi, lutti e in generale mancanze e solitudini.

Il film di Herzog alla fine soffre un po’ di tutti questi strati sovrapposti. Come fiction, vista la premessa, è un po’ deludente. Come documentario potrebbe essere credibile, ma non è un documentario. Rimane è ovvio il magnetismo herzoghiano. La stessa premessa – un’agenzia che fornisce soluzioni del genere a problemi familiari o di cuore (corna comprese) – è al centro di commedie come Il truffacuori di Pascal Chaumeil, con Romain Duris e Vanessa Paradis (su Prime Video, solo in versione doppiata) o il nostrano L’agenzia dei bugiardi (sempre su Prime Video) di Volfango De Biasi, che a sua volta è il rifacimento di Alibi.com (a noleggio) di e con Philippe Lacheau. Sono commedie senza grandi pretese, ma che viste dopo il film di Herzog, potrebbero alimentare a sorpresa la riflessione generale.