06 giugno 2022 10:10

“Non bisogna umiliare la Russia”. Lo scorso 9 maggio, pronunciando questa frase in occasione del suo discorso davanti al parlamento europeo, il presidente francese Emmanuel Macron aveva scatenato un’ondata di critiche, che tuttavia si erano rapidamente placate. Ma il 4 giugno, quando Macron ha ribadito il concetto durante un’intervista concessa ai mezzi d’informazione regionali francesi, i suoi critici sono tornati all’attacco aumentandone l’intensità.

L’accusa più dura è arrivata dal ministro degli esteri ucraino Dmytro Kuleba. Su Twitter Kuleba ha dichiarato che “gli appelli a evitare di umiliare la Russia non possono che umiliare la Francia e qualsiasi altro paese che dovesse ripeterli, perché la Russia si sta umiliando da sola. Piuttosto dovremmo concentrarci sul modo di rimettere la Russia al suo posto. Solo così sarà possibile ottenere la pace e salvare vite umane”.

La parole di Kuleba sono brutali e dimostrano fino a che punto questa posizione, a cui il presidente francese tiene particolarmente, non sia compresa dalle persone più coinvolte, ovvero gli ucraini, e nemmeno dai paesi del fianco est dell’Unione europea, i più impegnati nel sostegno a Kiev.

Una porta aperta
Qual è l’obiettivo di Macron? Il presidente lo ha chiarito nella stessa intervista: posizionare la Francia come una potenza “mediatrice” nel conflitto e dunque lasciare una porta aperta alla Russia. Macron ritiene che l’Europa non debba perdere il ruolo di possibile mediatore a beneficio della Turchia o di altre potenze esterne.

Così facendo il presidente pensa al dopoguerra, quando bisognerà in ogni caso trovare il modo per convivere con una Russia che potrà essere, a seconda dello scenario, vendicativa o accomodante.

Le critiche renderanno ancora più sospetta agli occhi degli ucraini e degli europei dell’est la mano tesa di Macron a Vladimir Putin

L’analogia proposta da Macron con il trattato di Versailles, che alla fine della prima guerra mondiale avrebbe aperto la strada alla seconda “umiliando” la Germania, è contestata da alcuni storici. Ma soprattutto la parola “umiliazione” è difficilmente accettabile davanti alle immagini che ci arrivano quotidianamente dall’Ucraina, anche se evidentemente le emozioni possono essere cattive consigliere.

Paradossalmente le critiche renderanno ancora più sospetta agli occhi degli ucraini e degli europei dell’est la mano tesa di Macron a Vladimir Putin per una soluzione negoziata, anche se l’Eliseo ha sempre ribadito che niente si farà senza l’assenso del presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj.

Dall’inizio dell’anno Macron ha parlato con Putin per circa cento ore, senza però ottenere risultati positivi per questo sforzo colossale di dialogo.

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L’intermediazione di Macron non ha impedito né lo scoppio della guerra né la distruzione di Mariupol né il blocco di Odessa, e finora non ha prodotto nemmeno un minimo segnale di tregua. Questo magro bilancio rende difficilmente spiegabile l’insistenza sul concetto di umiliazione, tanto più che siamo nella fase finale della presidenza francese del Consiglio dell’Unione europea e queste critiche indeboliscono la posizione della Francia alla vigilia dell’ultimo vertice del semestre, durante il quale saranno affrontati argomenti importanti come la richiesta di adesione dell’Ucraina.

Il momento, insomma, non sembra affatto propizio per una presa di posizione che divide gli europei e non favorisce la causa della pace in Ucraina.

(Traduzione di Andrea Sparacino)