Il Mali vive una situazione inedita e drammatica. La capitale Bamako, dove vivono più di tre milioni di persone, è di fatto accerchiata dal principale gruppo jihadista del Sahel. Da settembre i miliziani impediscono il passaggio dei camion che trasportano carburante dai porti dei paesi vicini (il Mali non ha sbocchi sul mare).

Bamako è una “città fantasma”, racconta un esperto dell’ong International crisis group. I pochi camion che riescono a superare il blocco non sono sufficienti ad alimentare le centrali elettriche. La corrente viene spesso interrotta, alle stazioni di servizio si formano file chilometriche, il prezzo dei prodotti alimentari cresce e le scuole restano chiuse. Tutti segnali di una città in crisi.

Gli Stati Uniti, la Francia e altri paesi hanno consigliato ai loro cittadini di lasciare la capitale maliana se è ancora possibile. I jihadisti non si oppongono al passaggio dei civili, purché uomini e donne viaggino separati. Intanto la popolazione si chiede con angoscia quale sarà il futuro di una delle crisi più gravi nella storia del paese.

Nell’agosto 2024 la giunta militare che ha rovesciato il governo civile aveva spinto le ultime truppe francesi a partire. Nel 2014 la presenza dei jihadisti provenienti da nord e in marcia verso Bamako aveva convinto l’allora presidente francese François Hollande a intervenire nel paese africano. L’esercito francese aveva bloccato i miliziani, ma temporaneamente: la minaccia non è mai veramente stata contenuta nonostante anni di guerra nella regione del Sahel.

I francesi sono stati sostituiti dai mercenari della compagnia russa Wagner, oggi ribattezzata Afrika korps. Tuttavia l’alleanza russo-maliana non si è rivelata più efficace. I russi hanno subìto molte perdite e si sono macchiati di abusi sui civili. E non sembrano in grado di difendere il loro alleato.

I jihadisti del Gruppo di sostegno all’islam e ai musulmani (Gsim), legati ad Al Qaeda, hanno continuato ad allargare il loro raggio d’azione. La loro presenza nel sud, intorno a Bamako, è inedita. Davvero la capitale potrebbe cadere nelle loro mani? L’argomento divide gli analisti. Non è detto che i miliziani, pur essendo in posizione di forza, abbiano come obiettivo la conquista di una grande città, anche perché richiederebbe scontri a cui non sono abituati.

Secondo alcuni esperti i jihadisti potrebbero preferire un’azione che faccia emergere un potere incline ad accettare le loro condizioni, come l’imposizione della sharia, la legge islamica. A quanto pare sarebbero già previsti contatti con personalità civili e militari che potrebbero ricoprire questo ruolo.

Per la giunta militare, quella in corso in Mali è una crisi esistenziale. Negli ultimi mesi il regime ha assunto un atteggiamento aggressivo, sopprimendo i partiti, incarcerando chi critica le autorità (e anche alcuni alleati) e peggiorando i rapporti con i paesi vicini. Evidentemente non sono queste le condizioni migliori per unire la popolazione o per ottenere un aiuto esterno.

La crisi segna un fallimento della giunta militare di Bamako, così come della Russia. L’avanzata jihadista non si limita al Mali, ma coinvolge tutto il Sahel e arriva fino all’Atlantico, in Costa d’Avorio e Benin. La posta in gioco riguarda la sicurezza di una parte importante dell’Africa.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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