A ogni tappa di un conflitto che continua con un’escalation inesorabile viene sempre da chiedersi: c’è ancora un comandante in capo? Donald Trump sembra essere stato colto alla sprovvista dalle azioni del suo alleato israeliano e dal fatto che l’Iran sia ancora in grado di rispondere con forza, e intanto continua a negare l’evidenza dei danni enormi all’economia mondiale causati dalla guerra che ha scatenato.
Gli attacchi che coinvolgono le strutture per l’estrazione del gas, avvenuti negli ultimi due giorni, sono un caso emblematico. Prima l’aviazione israeliana ha bombardato l’impianto iraniano di South Pars, un centro cruciale nell’economia del paese e un bersaglio inedito in questa terza settimana di attacchi intensi da parte di Stati Uniti e Israele.
Poi è arrivata la risposta iraniana, quasi immediata, contro gli impianti energetici in Qatar, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita. A Ras Laffan, zona industriale qatariota tre volte più grande di Parigi, i danni sono stati talmente gravi che serviranno anni per ripararli. Ed è a questo punto che la situazione è degenerata.
Trump ha ricevuto una telefonata dell’emiro del Qatar, furioso per il bombardamento israeliano all’origine della rappresaglia iraniana. Il presidente statunitense ha ammesso di non essere stato informato sulla scelta dell’obiettivo e di aver chiesto che infrastrutture del genere siano risparmiate.
Gli israeliani, dal canto loro, fanno sapere che il coordinamento tra il loro esercito e quello statunitense è totale e che tutto è deciso insieme. Questo tipo di contraddizione è sempre un pessimo segnale, soprattutto quando di mezzo c’è una guerra su larga scala.
La vicenda conferma che oggi Israele conduce il conflitto, oltre a illustrare il dilettantismo di Trump e della sua squadra, palesemente travolta dagli eventi. In un post sul suo social media, Truth, Trump ha cercato di mostrarsi autoritario, scrivendo in maiuscolo che “nessun altro attacco sarà fatto da Israele” contro South Pars. Ma ormai la frittata era fatta.
Quali saranno le conseguenze di questo episodio? Prima di tutto l’Iran ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di risposta nonostante tre settimane di bombardamenti e la decapitazione dell’apparato politico e di sicurezza. Questa resistenza sembra cogliere di sorpresa Trump, apparentemente inconsapevole del fatto che il regime si preparava da anni a questo scontro.
Il costo della guerra, intanto, diventa sempre più elevato. Dopo gli ultimi sviluppi il prezzo del gas sul mercato internazionale è aumentato del 30 per cento, mentre i paesi del Golfo sono sempre più esasperati e il Pentagono chiede altri duecento miliardi di dollari per portare avanti le sue operazioni.
La strategia di sopravvivenza del regime iraniano è chiara fin dall’inizio: mettere alla prova la resistenza di Trump davanti alle cattive notizie e al loro impatto negli Stati Uniti. La forza di Teheran sta nella capacità di sopportare la devastazione e la morte meglio del leader statunitense, che aveva puntato su una vittoria rapida. Ma fino a quando si potrà andare avanti così?
I leader iraniani scommettono sul fatto che Trump si fermerà per primo, anche se aveva promesso un’azione veloce e una vittoria totale, e nonostante Israele voglia andare fino in fondo.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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