La Norvegia si trova in una posizione strategica, all’estremo nord dell’Europa e con una frontiera in comune con la Russia, oltre il circolo polare artico. Di conseguenza è significativo che il paese nordico, pilastro della Nato, abbia deciso di entrare a far parte della “dissuasione nucleare avanzata”, il nome ufficiale di un’intesa proposta dalla Francia. La Norvegia non fa parte dell’Unione europea, al contrario di tutti gli altri paesi dell’iniziativa.
Di cosa si tratta? La Francia è l’unica potenza nucleare dell’Unione, una delle due del continente europeo insieme al Regno Unito. Finora tutti gli altri stati della Nato si erano accontentati di affidarsi al cosiddetto ombrello nucleare degli Stati Uniti. Il problema, però, è che l’attuale presidente statunitense è Donald Trump, quindi le garanzie che offriva il paese non sono più sicure.
In un discorso pronunciato a marzo nella base di sottomarini nucleari francesi dell’Île Longue, il presidente francese Emmanuel Macron aveva annunciato che otto paesi sarebbero entrati nella “dissuasione nucleare avanzata” proposta da Parigi. Con l’adesione norvegese di questa settimana sono diventati nove. L’accordo prevede che la decisione finale sul ricorso all’arma atomica resta interamente nelle mani del capo di stato della Francia.
Il principale vantaggio di questa iniziativa è quella di creare una “ambiguità strategica”, come la chiamano gli esperti. In sostanza ogni paese che decidesse di attaccare un firmatario del patto di dissuasione avanzata correrebbe il rischio di dover subire gli effetti della potenza di fuoco francese. È l’elemento chiave della dissuasione: la possibilità di un attacco nucleare evita le aggressioni. Funziona così dal 1945.
I paesi firmatari, tra cui si contano anche Germania e Polonia, partecipano a esercitazioni comuni con le forze nucleari francesi, creando un comitato direttivo comune con la Francia. Inoltre, prendono parte alla raccolta delle informazioni. In caso scoppiasse una crisi, gli aerei francesi dotati di armi nucleari raggiungerebbero i paesi coinvolti, innescando la famosa discussione.
È la prima volta che alcuni paesi si impegnano pubblicamente su questo fronte insieme alla Francia. Evidentemente dobbiamo ringraziare Trump. Questo sviluppo rientra nel campo della difesa europea, certo, ma per ora parliamo solo di un piccolo gruppo di paesi e non del cosiddetto pilastro europeo della Nato. Stati come l’Italia, per esempio, hanno fatto sapere di non essere interessate.
Tuttavia, l’organizzazione di un polo autonomo costruito attorno alla Francia evidenzia la presa di coscienza europea della necessità di costruire un’autonomia strategica davanti alla minaccia russa e all’abbandono statunitense. La presenza di diversi paesi baltici, oltre che di Svezia, Danimarca, Polonia, e in futuro forse anche della Finlandia, è molto importante, perché si tratta di stati che si trovano in una zona caratterizzata da forti tensioni.
Il tema del nucleare riguarda la sovranità degli stati e la fiducia tra alleati. Cosa accadrebbe nel caso in cui l’anno prossimo, in Francia, vincesse un candidato che non suscita la stessa fiducia? È chiaro che l’alleanza entrerebbe in crisi e verrebbe messa da parte. Per il momento, però, l’iniziativa dimostra che l’Europa non è passiva rispetto ai cambiamenti strategici. È una buona notizia.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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