Sommario

505 (12/18 settembre 2003)

L’uomo delle armi

Viktor Bout è il più grande trafficante d’armi del mondo. Braccato dalla giustizia internazionale, vive tranquillo a Mosca. Un giornalista del New York Times lo ha incontrato

505 (12/18 settembre 2003)

Inchiesta

L’uomo delle armi

Viktor Bout è il più grande trafficante del mondo. Un giornalista americano è riuscito a incontrarlo

Africa e Medio Oriente

La tentazione tunisina

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Americhe

La stampa cilena racconta il passato

Europa

La Cecenia e i clan del Cremlino

Opinioni

Google, il motore di ricerca più famoso del mondo, compie cinque anni

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Economia e lavoro

Le speranze dell’economia

Opinioni

Il principale quotidiano palestinese di Londra accusa Sharon e gli americani

Opinioni

La globalizzazione impone ai paesi poveri di allearsi per difendere i propri interessi

Cina

Legami coreani

La storica alleanza tra Cina e Corea del Nord comincia a traballare. Il programma nucleare di Pyongyang infastidisce Pechino che non vuole rinunciare alla stabilità della regione e agli ottimi accordi economici siglati con Seoul

Viaggi

E adesso spogliati

Superato l’imbarazzo iniziale, la vita in un campo naturista è un’esperienza liberatoria e rilassante

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Scienza

L’ultima sigaretta

L’imprenditore Bennett LeBow ha deciso di usare del tabacco transgenico per produrre sigarette senza nicotina. L’industria del tabacco era quasi riuscita a impedirglielo. Ma LeBow ha trovato degli alleati: gli agricoltori amish della Pennsylvania

Asia e Pacifico

Recinti australiani

Sudafrica

Rivoluzione sul piccolo schermo

Tredici milioni di sudafricani seguono con passione gli episodi delle telenovelas nazionali. Sono un successo: di pubblico, ma anche per chi sta cercando di immaginare un nuovo Sudafrica

Opinioni

Stragi di Hamas e rappresaglie israeliane: un terribile circolo vizioso da rompere

Opinioni

Mettere fine al conflitto è fondamentale per la vita di Israele, scrive Ha’aretz

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Scienza e tecnologia

I microbi della pioggia

La faccia di Mantova

Prendi una città di provincia del nord Italia a metà settembre, quando le giornate sono ancora calde. Portaci decine di scrittori e scrittrici. Che siano italiani, ma soprattutto stranieri: l’israeliano David Grossman, l’iraniana Marjane Satrapi, il senegalese Boubacar Boris Diop, lo statunitense Jonathan Franzen, l’indiana Arundhati Roy, l’inglese Tobias Jones, il tedesco Hans Magnus Enzensberger, l’ungherese Imre Kertész, l’inglese Antonia Byatt e tanti altri. Riempi tutti gli spazi in cui si svolgono gli incontri con migliaia di persone, giovani e anziani, bambini e famiglie, coppie e gruppi. Persone che ascoltano, ma soprattutto che fanno domande e cercano di capire. Ecco: a Mantova, la scorsa settimana, è successo proprio questo. Si è parlato di letteratura ma tanto anche di politica. E tutti avevano l’aria contenta. Forse perché, come ha ironizzato Hebe de Bonafini, presidentessa delle Madres de Plaza de Mayo, “il rivoluzionario ha sempre la faccia allegra, sono gli imperialisti quelli con la faccia di culo”. Leggi

11 settembre

La città che rinasce

Il progetto per la ricostruzione del World Trade Center firmato da Daniel Libeskind è un simbolo della forza della democrazia. E dei newyorkesi

Opinioni

Oltre gli anniversari

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