Il 12 marzo l’esercito israeliano ha revocato l’incriminazione di cinque soldati accusati di aver torturato un palestinese imprigionato durante la guerra nella Striscia di Gaza.

L’esercito ha annunciato la decisione in un momento in cui gran parte dell’attenzione degli israeliani è dedicata alla guerra contro l’Iran.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha accolto con favore la revoca dell’incriminazione. “Lo stato d’Israele deve combattere i suoi nemici, non i suoi eroici combattenti”, ha dichiarato in un comunicato.

Il caso aveva suscitato scalpore anche all’estero, quando gruppi di manifestanti di destra, tra cui alcuni esponenti del governo israeliano, avevano preso d’assalto dei centri militari per protestare contro l’inchiesta in corso.

Le polemiche erano aumentate quando la procuratrice generale dell’esercito Yifat Tomer-Yerushalmi aveva trasmesso ai mezzi d’informazione un video degli abusi.

Tomer-Yerushalmi era stata costretta a dimettersi a ottobre ed era stata poi arrestata per la diffusione del video, che lei aveva giustificato con la necessità di difendere lo stato di diritto.

Il suo successore, il maggior generale Itai Ofir, ha revocato l’incriminazione dei soldati citando “circostanze eccezionali che influiscono negativamente sulla capacità di portare avanti il procedimento garantendo agli imputati un processo equo”.

Il video, ripreso da una videocamera del centro di detenzione militare di Sde Teiman, riservato ai palestinesi arrestati durante la guerra a Gaza, mostra i soldati condurre il prigioniero in un luogo isolato a accanirsi contro di lui.

I soldati erano stati incriminati per abusi e lesioni gravi. In base all’atto d’accusa, uno dei soldati avrebbe colpito il detenuto con un oggetto affilato, causandogli una lacerazione vicino al retto.

Né il detenuto, che è stato scarcerato ed è tornato a Gaza nell’ambito dell’accordo di cessate il fuoco tra Israele e Hamas, né i soldati israeliani sono stati identificati per nome.

Nei mesi scorsi l’Associazione per i diritti civili in Israele (Acri) aveva lanciato una petizione per chiedere la chiusura del centro di Sde Teiman in seguito alle accuse di abusi sui detenuti palestinesi.