Il 18 marzo l’Iran celebra il funerale del suo potente capo della sicurezza Ali Larijani, ucciso in un attacco che il capo dell’esercito iraniano ha giurato di vendicare.

Lo stesso giorno Israele ha annunciato di aver ucciso il ministro iraniano delle informazioni e della sicurezza nazionale Esmail Khatib.

Nel diciannovesimo giorno di una guerra che sta infiammando il Medio Oriente, destabilizzando il Libano e paralizzando la produzione e il trasporto degli idrocarburi, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha promesso un conflitto lungo e devastante.

“Le ripercussioni globali sono appena cominciate e colpiranno tutti, senza distinzioni di ricchezza, religione o razza”, ha affermato sul social network X.

Il Supremo consiglio per la sicurezza nazionale dell’Iran aveva confermato il 17 marzo la morte del suo capo, Larijani, che la settimana scorsa aveva sfidato i bombardamenti partecipando a una manifestazione a Teheran.

Il funerale di Larijani si svolge in concomitanza con quelli di Gholamreza Soleimani, comandante della forza paramilitare Basij, e di più di ottanta militari della fregata affondata dagli Stati Uniti due settimane fa al largo dello Sri Lanka.

I Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno annunciato di aver condotto degli attacchi che hanno causato almeno due morti nella regione di Tel Aviv, in Israele.

L’esercito israeliano si è impegnato a localizzare e uccidere la nuova guida suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che ha preso il posto del padre Ali Khamenei, ucciso in un bombardamento nel primo giorno di guerra. Secondo alcuni funzionari statunitensi e israeliani, Mojtaba Khamenei potrebbe essere stato sfigurato o ferito a una gamba in quello stesso bombardamento.

Intanto, Israele sta portando avanti la sua offensiva in Libano, sostenendo di voler distruggere il gruppo filoiraniano Hezbollah.

Il 18 marzo l’esercito israeliano ha condotto dei bombardamenti su zone densamente popolate del centro di Beirut, causando, secondo un bilancio provvisorio, almeno 12 morti e 41 feriti.

L’esercito ha inoltre annunciato di aver “cominciato a colpire obiettivi terroristici di Hezbollah” nella regione di Tiro (sud), “in risposta al lancio di razzi verso Israele”.

La sera prima Israele aveva ordinato l’evacuazione di gran parte di Tiro, patrimonio mondiale dell’Unesco, scatenando il panico tra gli abitanti.

La sera del 17 marzo gli Stati Uniti hanno annunciato di aver colpito, con alcune delle bombe più potenti del loro arsenale, dei siti missilistici iraniani vicino allo stretto di Hormuz, attraverso il quale prima della guerra transitava circa il 20 per cento del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo.

Il presidente statunitense Donald Trump ha rinunciato a chiedere agli alleati tradizionali degli Stati Uniti un aiuto militare per mettere in sicurezza lo stretto, dopo aver ricevuto vari rifiuti.

“NON ABBIAMO MAI AVUTO BISOGNO DELL’AIUTO DEI PAESI DELLA NATO”, ha affermato sul suo social network Truth Social.

Nelle ultime ventiquattr’ore sono continuati gli attacchi iraniani con missili e droni, quasi tutti intercettati, contro gli stati del Golfo.

Infine, l’Iraq è sempre più coinvolto nel conflitto. Il 18 marzo almeno quattro forti esplosioni sono state segnalate a Erbil, capoluogo del Kurdistan iracheno (nord), mentre gruppi armati filoiraniani hanno sferrato una serie di attacchi con i droni contro obiettivi statunitensi.