L’attivista Saadia Mosbah, figura di spicco della lotta contro il razzismo in Tunisia, arrestata quasi due anni fa con l’accusa di malversazioni finanziarie, è stata condannata il 19 marzo a otto anni di prigione.

“È una sentenza scioccante, dal messaggio molto chiaro: il regime non tollera le battaglie per i diritti civili”, ha dichiarato all’Afp l’avvocata Hela Ben Salem, annunciando che presenterà ricorso.

Mosbah, 66 anni, si era messa in prima linea nella difesa dei migranti provenienti dall’Africa subsahariana, dopo il duro discorso tenuto nel febbraio 2023 dal presidente Kais Saied, che denunciava l’arrivo di “orde di migranti clandestini” e un complotto per “cambiare la composizione demografica” del paese.

L’attivista, presidente dell’associazione M’nemty (Il mio sogno), è stata inoltre condannata a pagare una multa di centomila dinari (circa 30mila euro).

Il figlio di Mosbah, Fares, che era ancora in libertà, è stato condannato a tre anni di prigione e un’altra attivista a due.

In un comunicato pubblicato alla vigilia della sentenza, l’Osservatorio per la protezione dei difensori dei diritti umani e l’Organizzazione mondiale contro la tortura (Omct) avevano invitato le autorità tunisine a “liberare immediatamente” Mosbah, considerando anche la sua età e le sue condizioni di salute.

Secondo l’Osservatorio e l’Omct, il procedimento a carico di Mosbah “s’inserisce in un contesto di crescente repressione nei confronti della società civile in Tunisia”.

Nella sua arringa, un’altra avvocata di Mosbah, Ibtissem Jebabli, aveva sottolineato, in merito alle accuse di finanziamenti stranieri irregolari, che l’origine dei fondi era “ben identificata” e che si trattava di “organizzazioni riconosciute a livello internazionale”.

Per quanto riguarda le accuse di arricchimento personale, l’avvocata aveva invece osservato che “nessuno degli imputati ha una casa di proprietà” e che Mosbah usava la sua pensione per aiutare l’associazione.

La legge del 2018

Grazie al lavoro di Mosbah, nel 2018 la Tunisia aveva adottato una legge contro le discriminazioni razziali inedita per la regione del Maghreb.

Da quando il presidente Saied ha assunto i pieni poteri, nell’estate del 2021, l’opposizione e le ong hanno denunciato una costante erosione dei diritti umani e delle libertà in Tunisia, il paese in cui nel 2011 era cominciata la “primavera araba”.

I principali oppositori del presidente sono in prigione, condannati a pesanti pene detentive, in molti casi per “complotto contro la sicurezza dello stato”.