Il 26 marzo il presidente statunitense Donald Trump ha esortato l’Iran a “mostrarsi ragionevole prima che sia troppo tardi”, e poco dopo Teheran ha riferito di aver risposto al piano di Washington in quindici punti per mettere fine alla guerra.

“I negoziatori iraniani sono un po’ bizzarri”, ha dichiarato Trump sul suo social network Truth Social. “Ma farebbero bene a mostrarsi ragionevoli, prima che sia troppo tardi”. In assenza di un accordo, “non torneremo indietro, e non sarà piacevole per loro”.

Poco dopo l’Iran ha riferito di aver risposto al piano statunitense in quindici punti, che aveva ricevuto tramite i mediatori pachistani, secondo una fonte citata dall’agenzia di stampa statale Tasnim.

“La risposta dell’Iran è stata trasmessa ufficialmente la sera del 25 marzo tramite intermediari”, ha dichiarato la fonte, senza fornire ulteriori dettagli.

Da qualche giorno le diplomazie sono al lavoro per fermare una guerra le cui conseguenze economiche si fanno sentire ogni giorno di più nel mondo.

Il Pakistan, che ha buone relazioni sia con Washington sia con Teheran, ha ribadito che sono in corso negoziati indiretti tra i due paesi.

Il 25 marzo il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi aveva dichiarato che l’unico piano dell’Iran “è continuare a resistere”. “Vogliamo mettere fine alla guerra alle nostre condizioni”, aveva aggiunto.

Gli stati del Golfo, presi di mira dagli attacchi iraniani, hanno chiesto di essere coinvolti nei negoziati in corso, ha affermato Jassem al Budaiwi, segretario generale del Consiglio di cooperazione del Golfo, composto da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Qatar, Kuwait e Oman.

Nuove energie per la pace
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Intanto, Israele sta portando avanti la sua strategia di eliminazione dei principali leader iraniani. Il 26 marzo ha annunciato di aver ucciso Alireza Tangsiri, capo della marina dei Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran.

“Era direttamente responsabile del blocco dello stretto di Hormuz”, ha dichiarato il ministro della difesa israeliano Israel Katz. “Continueremo a dare la caccia ai leader iraniani uno dopo l’altro”, ha aggiunto.

Il 25 marzo Trump aveva assicurato che i suoi interlocutori in Iran, di cui non aveva rivelato l’identità, volevano “concludere un accordo a tutti i costi, ma non possono uscire allo scoperto per paura di essere uccisi dai propri connazionali”.

Ma secondo il Soufan Center, un centro studi con sede a New York, “la convinzione di Washington di poter arrivare a un accordo con esponenti iraniani ‘moderati’ denota una scarsa conoscenza di quanto gli estremisti abbiano ormai monopolizzato l’apparato statale”.

Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha lanciato un nuovo allarme, sottolineando come il conflitto sia ormai “fuori controllo”. Il 26 marzo la guerra in Medio Oriente sarà all’ordine del giorno di una riunione dei ministri degli esteri del G7 in Francia, ai quali il 27 marzo si unirà lo statunitense Marco Rubio.

“Quello che mi preoccupa di più di questa guerra è che è stata scatenata senza consultazioni, senza obiettivi chiari e senza una strategia d’uscita”, ha dichiarato il ministro della difesa tedesco Boris Pistorius.

Intanto, il 26 marzo sono continuati in tutta la regione gli attacchi con missili e droni. L’esercito israeliano ha affermato di aver condotto “attacchi massicci” in varie zone dell’Iran. Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, otto persone sono morte nella provincia meridionale di Fars.

Israele ha riferito anche di aver risposto ad alcuni attacchi iraniani. Le sirene d’allarme hanno suonato nel centro del paese, nella regione di Gerusalemme e nella Cisgiordania occupata.

I frammenti di un missile hanno causato due morti e tre feriti alla periferia di Abu Dhabi, la capitale degli Emirati Arabi Uniti. Anche Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein hanno riferito di aver subìto attacchi.