Le forze armate statunitensi hanno avviato il blocco dei porti iraniani, suscitando le ire di Teheran e aumentando l’incertezza nello stretto di Hormuz, ma le speranze di una prossima fine delle ostilità hanno portato un po’ di sollievo ai mercati petroliferi, con i prezzi tornati sotto i cento dollari al barile.

Dopo il fallimento dei negoziati dello scorso fine settimana in Pakistan, un funzionario statunitense ha affermato che i contatti proseguono e che un accordo è più vicino. Il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif ha confermato che gli sforzi diplomatici non si sono mai interrotti.

Il presidente statunitense Donald Trump ha affermato che l’Iran vuole un accordo, aggiungendo però che non darà mai la sua approvazione a un’intesa che consenta a Teheran di dotarsi delle armi nucleari.

Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran il 28 febbraio, Teheran ha di fatto chiuso lo stretto di Hormuz, affermando che il passaggio sarebbe stato consentito solo sotto controllo iraniano e previo pagamento di un pedaggio.

Trump ha dichiarato che le forze armate statunitensi bloccheranno le navi iraniane e qualsiasi imbarcazione che dovesse pagare un pedaggio all’Iran, aggiungendo che le navi militari iraniane che dovessero cercare di forzare il blocco saranno distrutte. Teheran ha invece minacciato di colpire le navi da guerra che dovessero raggiungere lo stretto e di compiere rappresaglie contro i porti degli stati del Golfo.

Secondo i dati di navigazione di Lseg, la petroliera e chimichiera cinese Rich Starry ha attraversato lo stretto il 14 aprile, prima nave a farlo dall’inizio del blocco statunitense.

Il blocco, che ha ulteriormente offuscato le prospettive per la sicurezza energetica globale, gode di scarso sostegno internazionale.

Gli alleati della Nato, tra cui il Regno Unito e la Francia, hanno affermato che non si faranno trascinare nel conflitto partecipando al blocco, e sono tornati a chiedere la fine delle ostilità.

Il vicepresidente statunitense JD Vance, che guidava la delegazione statunitense nei negoziati di Islamabad, ha dichiarato il 13 aprile all’emittente Fox News che gli Stati Uniti hanno fatto dei passi avanti, comunicando a Teheran su quali punti sono disposti a fare qualche concessione e su quali rimangono inflessibili.

Ha precisato che Trump rimane inflessibile riguardo alla consegna delle scorte di uranio arricchito di Teheran.

Il 12 aprile lo United States central command (Centcom) aveva affermato che il blocco statunitense sarebbe stato applicato “a tutte le navi, di qualunque nazionalità, in entrata o in uscita dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi il golfo Persico e il mare di Oman”.

“Le navi in transito nello stretto di Hormuz non saranno invece ostacolate”, aveva aggiunto.

Un portavoce militare iraniano ha definito il blocco navale “un atto di pirateria”, avvertendo che se gli Stati Uniti andranno avanti nessun porto del golfo Persico o del mare di Oman sarà al sicuro. I Guardiani della rivoluzione, l’esercito ideologico dell’Iran, hanno avvertito che le navi militari che dovessero avvicinarsi allo stretto di Hormuz saranno considerate in violazione del cessate il fuoco e trattate di conseguenza.

Intanto, Israele sta continuando a bombardare il Libano e il 13 aprile l’esercito israeliano ha lanciato un attacco per srappare al gruppo filoiraniano Hezbollah il controllo di una località chiave nel sud del Libano. Il 14 aprile l’esercito israeliano ha affermato che un soldato israeliano è stato ucciso nel sud del Libano.

Secondo Israele e gli Stati Uniti, l’offensiva israeliana in Libano non fa parte della tregua, mentre l’Iran e il Pakistan, paese mediatore, sostengono che sia inclusa.