“Volete rifarvi la reputazione su internet? Cancellare il vostro passato su Google per paura che il vostro datore di lavoro scopra che prima di lavorare per lui facevate il trafficante di armi? Allora rivolgetevi a Hington & Klarsey, un’azienda britannica specializzata nella gestione della ‘e-reputazione’”, racconta Le Monde.
La società, che riunisce avvocati, informatici e specialisti della comunicazione, ha messo a punto una tecnica molto efficace per ripulire la memoria della rete dalle tracce scomode. “Attraverso accurate ricerche, vengono identificati gli autori dei documenti che danno fastidio e viene chiesto loro di cancellare i contenuti compromettenti. O almeno di modificarli, cambiando il nome dei clienti che rappresentano”, continua il giornale.
In questo modo, per esempio, hanno convinto il quotidiano francese L’Humanité a cancellare dagli archivi online un articolo che riguardava il passato di trafficante di armi di un loro cliente francese che, espatriato, era riuscito a rifarsi una vita e a entrare nel commercio dei biocarburanti.
Quando questa di pulizia non funziona, la società prova un’altra strada: quella di neutralizzare i documenti che contengono informazioni scomode agendo sulla gerarchia di selezione dei motori di ricerca. “La società di spazzini della rete crea una serie di siti che contengono nel dominio il nome del cliente, cercando di farle apparire nella lista dei risultati molto sopra alle pagine scomode. Inoltre vengono creati dei siti apparentemente professionali e imparziali che pubblicizzano notizie positive che riguardano i clienti”.
“Queste prestazioni, tuttavia, sono riservate ai manager delle aziende o ad alte cariche del mondo degli affari, e sono decisamente costose. Per i cittadini comuni una miriade di altre agenzie più piccole forniscono un servizio simile a prezzi più contenuti. Con un abbonamento di 15 dollari al mese l’agenzia californiana Reputation defender monitora il web e avverte i suoi clienti ogni volta che appare un nuovo documento che contiene una foto o un riferimento al loro nome”, conclude il giornale.









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