Africa e Medio Oriente

Addio a un leader democratico

Jewel Samad, Afp/Getty

Il presidente namibiano Hage Geingob ( nella foto ) è morto il 4 febbraio a Windhoek. Aveva 82 anni ed era malato di tumore. Mancava un anno alla fine del suo secondo e ultimo mandato. Secondo il quotidiano The Namibian, pochi hanno esercitato un’influenza così profonda sulla politica namibiana. Entrato da studente nell’Organizzazione popolare dell’Africa del Sud-Ovest (Swapo, il partito che ha portato la Namibia all’indipendenza), Geingob aveva contribuito a instaurare la democrazia, partecipando alla stesura della costituzione. Fino alle prossime elezioni, previste a novembre, il suo incarico è ricoperto dal vicepresidente Nangolo Mbumba.

Scontri più frequenti

È stato reso noto il 6 febbraio che almeno 26 persone sono morte in scontri tra gruppi rivali in Sud Sudan, scrive la Reuters. Sale a più di 150 morti il bilancio delle violenze registrate nell’ultima settimana nelle regioni occidentali e nel territorio di Abyei, conteso dal Sudan. I conflitti non sono collegati, ma derivano dalla competizione per terre e risorse.

Prezzi destinati a salire

“I paesi dell’Africa orientale si aspettano nuovi aumenti dei prezzi dei generi alimentari e dei carburanti a causa delle difficoltà al passaggio nel mar Rosso dovute al conflitto in Medio Oriente”, scrive il settimanale The East African. I costi delle merci sono destinati a salire perché le navi da trasporto devono percorrere tratte più lunghe per evitare il canale di Suez. “Si stima che ogni anno 76 milioni di tonnellate di cereali, semi oleosi e altri prodotti siano spediti dall’Unione europea, dalla Russia e dall’Ucraina verso l’Asia e l’Africa orientale. Rappresentano il 17 per cento di questo mercato. Nel dicembre 2023, l’8 per cento delle spedizioni di grano dall’Europa è stato dirottato su rotte alternative al canale. Nella prima metà del gennaio 2024, la quota è salita al 42 per cento”. Il grano è la base della dieta degli abitanti di molti paesi africani.

L’impero delle milizie

Il mensile arabo Al Majalla, finanziato dal governo saudita, dedica la copertina all’Iran, “l’impero delle milizie in Medio Oriente”. Per decenni, scrive il giornale, l’Iran ha sostenuto milizie sciite in vari paesi arabi, e il risultato è che oggi il potere militare nella regione è prevalentemente in mano a organizzazioni non statali. Washington ha accusato le milizie filoiraniane di aver lanciato più di 170 attacchi su siti militari statunitensi in Iraq e in Siria. Un bombardamento con i droni contro una base militare in Giordania ha causato la morte di tre militari statunitensi il 27 gennaio. In risposta il 2 febbraio Washington ha colpito 85 siti legati alle milizie sostenute dall’Iran. Anche i miliziani huthi continuano gli attacchi al largo della costa yemenita: il 6 febbraio hanno lanciato sei missili contro due navi mercantili nel mar Rosso. Washington e Teheran dicono di non volere una guerra regionale o un confronto diretto. Ma, vista l’escalation da entrambe le parti, “ogni passo falso potrebbe essere disastroso”, afferma Al Majalla. ◆

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1549 - 9 febbraio 2024
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