Profughi siriani trattenuti dalla guardia costiera turca, a Küçükkuyu, mentre cercavano di raggiungere l’isola greca di Lesbo, il 3 marzo 2016.
  • 18 Mar 2016 15.19

Cosa prevede l’accordo sui migranti tra Europa e Turchia

18 marzo 2016 15:19

I 28 leader europei hanno trovato un accordo stanotte sul piano per la gestione dell’arrivo dei migranti sulle coste greche e oggi la bozza è stata sottoposta alla Turchia. Dopo l’approvazione del premier turco Ahmet Davutoğlu, l’accordo ha ricevuto il via libera finale.

  1. Respingimento dei migranti in Turchia. I migranti e i profughi sulla rotta balcanica, siriani compresi, saranno rimandati in Turchia se non presenteranno domanda d’asilo presso le autorità greche. Per rispettare le leggi internazionali, i migranti saranno “registrati senza indugi e le richieste d’asilo saranno esaminate individualmente dalle autorità greche”. Chi non vorrà essere registrato e chi vedrà respinta la sua domanda tornerà in Turchia. Secondo il piano, è una “misura temporanea e straordinaria, necessaria per porre fine alle sofferenze umane e ripristinare l’ordine pubblico”. È stata stabilita una data di ingresso dei profughi in Grecia, il 20 marzo, che servirà per decidere chi ha il diritto di restare e chi invece sarà riportato in Turchia. L’Agenzia dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) assisterà i respingimenti, in base a una clausola aggiunta ieri sera. Tutti i costi saranno coperti dalla Unione europea. L’Unione inoltre “accetta l’impegno di Ankara che i migranti tornati in Turchia verranno protetti in base agli standard internazionali”.
  2. Canali umanitari. Per ogni profugo siriano che viene rimandato in Turchia dalle isole greche un altro siriano verrà trasferito dalla Turchia all’Unione europea attraverso dei canali umanitari. Donne e bambini avranno la precedenza in base ai “criteri di vulnerabilità stabiliti dall’Onu”. La priorità sarà assicurata anche a coloro che non sono già stati deportati dalla Grecia. L’Europa metterà a disposizione 18mila posti già concordati per accogliere i profughi dei canali umanitari. Rimane in piedi inoltre il piano di ricollocamento dei richiedenti asilo dall’Italia e dalla Grecia, che finora non è mai decollato.
  3. Liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi. La Turchia chiede anche la liberalizzazione dei visti per i cittadini turchi a partire dal 1 giugno di quest’anno. Entro ottobre potrebbe non essere più necessario per i turchi chiedere un visto per entrare nell’Unione europea. A patto che siano rispettate tutte le condizioni richieste dall’Unione europea. Nella pratica è quasi impossibile per Ankara soddisfare le 72 richieste avanzate da Bruxelles in tempi brevi.
  4. Aiuti economici alla Turchia. L’Unione europea ha deciso di accelerare il versamento di tre miliardi di euro di aiuti alla Turchia, già approvati nel vertice di novembre, per la gestione dei campi profughi. Inoltre l’Unione vuole mobilitare “fino a un massimo di altri tre miliardi entro fine 2018”, ma solo dopo che i primi tre miliardi saranno spesi.
  5. L’adesione della Turchia all’Unione europea. L’Unione europea “si preparerà a decidere l’apertura di nuovi capitoli” sull’adesione della Turchia all’Unione europea fermo da tempo, “non appena possibile”.
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