L’agricoltore francese Cédric Herrou davanti ai giornalisti a Nizza, il 4 gennaio 2017.
  • 10 Gen 2017 12.22

Perché chi aiuta i migranti rischia di essere processato

10 gennaio 2017 12:22

Cédric Herrou ha 37 anni, è un contadino francese, coltiva ulivi nella val Roia, al confine tra Italia e Francia, dove negli ultimi anni sono passati migliaia di migranti in transito dall’Italia alla Francia. Herrou è sotto processo in Francia per aver aiutato duecento migranti ad attraversare la frontiera e per aver dato da mangiare e da bere a 57 di loro. Rischia fino a cinque anni di prigione e trentamila euro di multa per aver aiutato queste persone che non avevano regolari documenti “a entrare e a spostarsi” nel paese. Il processo contro di lui è cominciato nel tribunale di Nizza il 4 gennaio e il verdetto dovrebbe arrivare entro il 10 febbraio.

Centinaia di persone si sono riunite all’esterno del tribunale il 4 gennaio per esprimere solidarietà al contadino francese che ha tenuto una conferenza stampa improvvisata e ha difeso la sua scelta di aiutare i migranti. “Se dobbiamo infrangere la legge per difendere le persone lo faremo”, ha detto Herrou. “Il nostro compito è aiutare le le persone a superare il pericolo, e la frontiera è un pericolo”, ha aggiunto, spiegando di aver aiutato soprattutto minori.

Herrou è stato accusato per la prima volta di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nell’agosto del 2016, dopo che la sua auto è stata fermata con a bordo otto ragazzi eritrei mentre percorreva il tragitto che collega l’Italia e la Francia. All’epoca il contadino francese è stato prosciolto, perché sono stati riconosciuti i motivi umanitari del suo gesto. Ma nell’ottobre dello stesso anno Herrou è stato di nuovo arrestato per aver occupato insieme a una cinquantina di eritrei un villaggio vacanze abbandonato di proprietà delle ferrovie francesi (Sncf) a Saint-Dalmas-de-Tende, nelle Alpi Marittime. Tre giorni dopo l’occupazione, il villaggio è stato sgomberato dalla polizia e il contadino francese è stato di nuovo arrestato.

I reati di solidarietà
Herrou non è l’unico a essere sotto processo in Francia per un reato simile. Pierre-Alain Mannoni, un insegnante francese, è stato processato e assolto in appello dal tribunale di Nizza con un’accusa simile. Mannoni era stato fermato alla fine del novembre 2016 a Mentone con tre eritrei sulla sua auto, è stato arrestato e accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È stato condannato a sei mesi di carcere in primo grado, ma il tribunale di Nizza lo ha assolto in appello con la motivazione che “l’aiuto ai migranti per assicurargli condizioni di vita degne e decorose non è perseguibile penalmente”.

Mannoni ha commentato dicendo: “È una grande vittoria per le persone che aiutano i migranti, ma anche per tutte quelle che hanno bisogno di aiuto”. All’inizio di dicembre la corte d’appello di Aix-en-Provence ha confermato la multa da 1.500 euro inflitta a Claire Marsol, una professoressa universitaria in pensione di 73 anni, attivista dell’associazione Habitat et citoyenneté per aver dato un passaggio a due ragazzi eritrei alla frontiera.

La mappa dei delitti di solidarietà si allarga su buona parte dell’Europa e coincide con quella delle emergenze legate all’accoglienza

Dal 2015, quando i controlli alla frontiera tra Francia e Italia sono stati ripristinati, numerosi cittadini della val Roia si sono organizzati per prestare assistenza e aiuto alle persone in transito. Un collettivo chiamato Roya citoyenne si è attivato per dare aiuto ai migranti e in alcuni casi si è sostituito alle autorità, così come è successo in diversi altri paesi dell’Unione europea: da Lesbo a Ventimiglia, fino a Calais. Sulla rivista Altreconomia la giornalista Ilaria Sesana racconta come quello dei reati di solidarietà sia un fenomeno in aumento in tutta Europa e corrisponda a una graduale criminalizzazione dei cittadini che aiutano i migranti.

“Como, Udine, l’isola di Lesbo, Calais, Ventimiglia e, sul versante francese, la val Roia. La mappa dei delitti di solidarietà si allarga su buona parte dell’Europa – scrive Ilaria Sesana – e, in molti casi, coincide con quella delle emergenze legate all’accoglienza o al transito dei richiedenti asilo”.

Esiste una direttiva europea del 2002 che punisce chi aiuta le persone senza permesso di soggiorno. “Un testo stringato, una pagina e mezza appena, in cui si afferma il principio secondo cui chiunque aiuti un migrante irregolare a entrare in Europa o durante il suo viaggio all’interno dei confini dell’Unione sta violando la legge”. Gli stati potrebbero, però, introdurre nel loro ordinamento la “clausola umanitaria”, che metterebbe operatori e volontari al riparo dal rischio di finire sotto processo, ma non lo fanno. E così operatori e anche semplici cittadini finiscono sotto processo. Nelle prossime settimane un gruppo di eurodeputati e attivisti presenterà al Parlamento europeo una petizione per chiedere una revisione della direttiva.

“È questa la prossima ‘soluzione’ alla crisi dei rifugiati, proposta dai politici dell’Unione europea? Minacciare i volontari per indebolire i sostenitori di soluzioni più umane?”, si chiede il ricercatore Nando Singona sul sito Open Migration.

Secondo Jennifer Allsopp, autrice di un’analisi sui reati di solidarietà in Francia, l’unico modo per contrastare questa tendenza a criminalizzare gli operatori umanitari e i cittadini attivi è il sostegno della società civile in questo tipo di cause, una costante mobilitazione, che garantisca agli attivisti vittime di questi processi “una rete di protezione legale estesa”.

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