Il leader nordcoreano Kim Jong-un a Pyongyang, il 17 dicembre 2015.
  • 07 Gen 2016 09.04

Il ricatto nordcoreano

Bernard Guetta
07 gennaio 2016 09:04

Anche se la gravità della situazione non è paragonabile a quella del Medio Oriente, le cose in Asia sono preoccupanti. Mentre l’economia cinese mostra i segnali di una nuova fase discendente e il paese sembra entrato in un periodo di incertezza politica, la Corea del Nord ha dichiarato di aver testato il 6 gennaio una bomba all’idrogeno, una bomba H o termonucleare, più potente delle bombe atomiche sganciate sul Giappone alla fine della seconda guerra mondiale e per di più miniaturizzata, cioè adatta a essere trasportata dai missili che Pyongyang possiede e si premura di mostrare continuamente.

Gli Stati Uniti non credono che queste affermazioni siano fondate. Come tutti gli specialisti di questioni nucleari, anche a Washington pensano che si tratti solo di un bluff, perché il regime nordcoreano non sarebbe ancora in grado di gestire il processo di fabbricazione della bomba H. Tuttavia è innegabile che sia stato compiuto un test nucleare, registrato da tutti i sistemi di allerta. È la quarta volta che la Corea del Nord effettua un test del genere dal 2006, e questo basta ampiamente ad aggravare la tensione regionale.

La verità è che nessuno sa come porre fine alle provocazioni di Pyongyang

Il Giappone ha parlato di “seria minaccia” per la sua sicurezza, anche perché il suo territorio è alla portata dei missili nordcoreani, mentre la Corea del Sud si dice pronta a prendere tutti i provvedimenti necessari. Tokyo e Seoul potrebbero decidere di migliorare la loro difesa antimissile riavvicinandosi ulteriormente agli Stati Uniti.

Comprare la sopravvivenza

Sarebbe una scelta logica perché nessuno dei due paesi può prendere questo allarme alla leggera, ma una simile evoluzione del quadro strategico in Asia rappresenterebbe un problema per la Cina, già preoccupata nel vedere i suoi vicini che rafforzano i loro legami con Washington, intimoriti dalla potenza e dall’aggressività militare cinese.

Il rischio di un aumento della tensione è tale che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riunito in giornata, ha subito condannato la Corea del Nord annunciando nuove sanzioni contro il suo governo.

La reazione delle grandi potenze, Cina compresa, è stata rapida e decisa, ma la verità è che nessuno sa come porre fine alle provocazioni di Pyongyang. Non solo nessun paese vorrebbe entrare in guerra con la Corea del Nord e dare fuoco alla polveriera asiatica, ma per quanto sia grottesco nessuno spera nel crollo del regime, perché le conseguenze potrebbero essere disastrose per tutti.

La Corea del Sud non ha alcuna voglia di addossarsi il costo di una riunificazione, mentre la Cina, storica alleata della Corea del Nord, per esasperazione è arrivata a votare la condanna da parte del Consiglio di sicurezza, e non vorrebbe mai ritrovarsi alle frontiere una Corea unificata.

Il risultato è che il regime di Pyongyang ha tutti i mezzi per rivelare in modo chiaro i suoi obiettivi. Contro tutto e tutti, il governo nordcoreano vuole semplicemente comprare la sua sopravvivenza ricattando il mondo intero per ottenere aiuti alimentari e garanzie sul suo futuro. Fino a questo momento la strategia si è rivelata vincente.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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