• 26 Giu 2015 13.58

Il sindaco che a scuola grida al lupo contro il gender

Chiara Lalli
26 giugno 2015 13:58

Si chiede di voler raccogliere i libri “gender”, genitore 1 e genitore 2, consegnati durante l’anno scolastico e prepararli al fine del ritiro che avverrà al più presto da parte di un incaricato. Con i migliori saluti”.

Questo è il testo della circolare inviata il 24 giugno al personale docente di asili nido e scuole dell’infanzia dal neosindaco di Venezia Luigi Brugnaro (PG. N. 282873), che mantiene così le promesse della campagna elettorale.

È l’ultima vicenda nel dominio del “gender” e si potrebbe liquidare chiedendosi solo cosa diavolo sono i libri “gender” e ricordando che la storia del “genitore 1” e “genitore 2” è una delle più ostinate e colossali scemenze degli ultimi mesi. Questa dicitura non ha mai avuto a che fare con i libri, ma con i moduli di iscrizione scolastica: la proposta originaria era, banalmente, di usare la parola “genitore” invece di madre e padre come termine più ampio e comprensivo e per includere, per esempio, i figli di genitori single. Ma alla conferenza stampa di presentazione un giornalista ha “tradotto” il contenuto della proposta in genitore 1 e genitore 2 e non è stato più possibile rimediare (genitore non è un insulto, e non lo sarebbe nemmeno “genitore 1” o “genitore 2”, ma la dicitura mai esistita è diventata, nelle menti dei timorati del “gender”, un modo per offendere e insultare le famiglie e i sacri ruoli genitoriali).

Vale però forse la pena aggiungere un paio di considerazioni. La prima sulle motivazioni offerte da Brugnaro e la seconda facendo qualche esempio di temibile libro “gender”.

Brugnaro ha giustificato la sua decisione affermando che deve tener conto dell’opinione della maggioranza e che sui temi educativi decidono le famiglie. Oltre a trascurare il fatto che i libri erano semplicemente disponibili nelle biblioteche scolastiche e non imposti o mandati a memoria come se fossero il vangelo, la maggioranza è una scusa insoddisfacente e perfino inutilizzabile in alcuni contesti. Se la maggioranza si opponesse a insegnare che la terra non è più al centro dell’universo? Se non volesse che il creazionismo fosse relegato al più nelle ore di folklore o di storia del pensiero umano ma sostituisse le ore – già scarse – di biologia? E se si volessero recuperare i bei tempi andati in cui le donne dovevano stare a casa a stirare e per essere sposate dovevano avere la dote e il permesso del capo famiglia?

Ma per Brugnaro sul gender e sui libri per bambini vince la maggioranza di quelli spaventati da mostri che non esistono e da minacce oscure nei confronti di un sistema di pensiero arcaico e adagiato su una visione angusta e clericale.

Ovviamente il sindaco di Venezia ci tiene anche a dire che non vuole discriminare nessuno, e però non bisogna nemmeno esagerare con questa educazione alle differenze di genere, di cultura e di religione e con l’insinuazione che esisterebbero diversi modelli familiari. E in effetti dovremmo forse prima concentrarci sull’uso corretto della lingua italiana da parte di questi fieri rappresentanti comunali.

“Colpisce che il suo primo atto ufficiale, in assenza di giunta e di consiglio comunale, sia stato quello di sottrarre agli educatori il libero mandato educativo, limitando la scelta di cosa sia opportuno leggere in classe”, commenta Camilla Seibezzi, delegata ai diritti civili della precedente giunta e responsabile del progetto Leggere senza stereotipi. “L’iniziativa era nata per contrastare anche l’erronea credenza che un diritto esteso a tutti possa danneggiare qualcuno. Il fine più importante era l’integrazione di tutti i bambini e non il riconoscimento dei diritti degli adulti”.

Guardando la lista dei libri incriminati, poi, viene davvero da ridere: Storia incredibile di due principesse, E con Tango siamo in tre, Tante famiglie, tutte speciali, Milly, Molly e tanti papà, Piccolo uovo e Il libro delle famiglie.

Questi libri non fanno altro che raccontare una realtà meno rigida e soffocante di quella – mai esistita – fatta da un solo modello di famiglia, di cultura, di religione e di pensiero.

Una realtà irreale, che tiene molto alla rigidità dei ruoli e delle destinazioni d’uso dei sessi e delle predestinazioni occasionali dei luoghi e delle famiglie in cui ci è capitato di nascere.

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