• 13 Gen 2017 12.04

Privato

Giovanni De Mauro
13 gennaio 2017 12:04

“Quando muore una persona amata, un familiare, un amico o un eroe, queste perdite hanno qualcosa in comune, anche se naturalmente la loro intensità varia (non posso dire della morte di un amante, che sembra essere qualcosa di diverso ancora – ma forse perfino lì, il tratto permane). Ecco che cos’hanno in comune: c’era quest’altra persona che ci aiutava in un modo particolare, e adesso se n’è andata, e l’aiuto che ci dava se n’è andato insieme a lei. Essere in lutto è non avere più, essere privato di. Nel cordoglio, oltre al dolore puro, c’è la perdita dell’aiuto. Prima c’era una complicità, un lavoro (un lavoro emotivo, per esempio) che due individui realizzavano insieme. Adesso uno, il sopravvissuto, per quanto riluttante sia, deve farlo da solo. Ecco perché un aspetto della perdita è la sensazione di essere all’improvviso costretti a ‘crescere’. A delineare il lutto non è solo il vuoto scavato dalla tristezza: è sapere che quel che si faceva in due, qualunque cosa fosse, che avesse un nome o no, che fosse reciproco o no (nel caso degli eroi lo è raramente), adesso bisogna farlo da soli. Nella zona della tua complicità con la persona amata, familiare, amico o eroe, tu sei un bambino. Forse lì si è bambini insieme. La morte costringe a mettere via le cose da bambini, ed è sempre troppo presto”.–Teju Cole

Questa rubrica è stata pubblicata il 13 gennaio 2017 a pagina 3 di Internazionale. Compra questo numero| Abbonati

pubblicità

Da non perdere

Un’idea sbagliata di Islam. La nuova copertina di Internazionale
Un viaggio tra i senegalesi in Sardegna per superare pregiudizi e romanticismo
Squadra antifurto e gli altri film del weekend

In primo piano