Un albero di olivo segnato di rosso perché colpito dal virus della xylella a Oria, vicino Brindisi, il 13 aprile 2015.
  • 25 Lug 2016 10.56

La xylella ha causato un disastro agricolo, ambientale e culturale

25 luglio 2016 10:56

L’insediamento di xylella fastidiosa in Italia è stato un disastro agricolo, ambientale, politico e culturale, scrive Rodrigo Almeida sulla rivista Science. Secondo lo studioso, questo disastro è dovuto principalmente alla soluzione adottata, puramente tecnica, che ha trascurato gli aspetti sociali, culturali ed economici del problema.

Almeida, professore dell’università della California, a Berkeley, studia in modo specialistico la xylella. Il problema italiano è cominciato nel 2013, quando il batterio, probabilmente importato dalla Costa Rica, è stato individuato in alcuni ulivi della Puglia. Una volta infettato l’albero, il batterio ne provoca la morte. Come venga trasmesso xylella, non è del tutto chiaro. Si sa però che l’infezione è trasmessa soprattutto da alcuni insetti che si nutrono della linfa delle piante. Il batterio può infettare molti tipi di piante, dai mandorli agli alberi di agrumi, ma anche le querce e gli olmi. La minaccia per l’agricoltura continentale è quindi non trascurabile.

La Commissione europea ha ordinato la distruzione di tutti gli alberi, anche quelli sani ma sensibili all’infezione, entro centro metri di distanza dagli ulivi malati. Tuttavia, la decisione non è stata implementata a causa dell’opposizione locale. “L’eradicazione di xylella fastidiosa richiede una diagnosi precoce e un’area di infezione piccola, e non può più essere raggiunta in Puglia”, scrive Almeida. Si potrebbe forse contenere l’infezione, ma solo attraverso l’attuazione veloce di misure impopolari.

Almeida si chiede quale lezione si possa trarre dalla vicenda. “La Commissione europea tende ad affrontare la minaccia di xylella come un patogeno delle piante, chiedendo misure di gestione e contenimento. Ma la realtà dei pugliesi è diversa: tagliare i loro ulivi significa distruggere l’incarnazione fisica delle loro famiglie e della storia”, scrive lo studioso. Per Almeida, quando le piante hanno un alto valore sociale, le strategie di controllo devono andare oltre gli aspetti tecnici e incorporare gli aspetti sociali, economici, culturali e politici.

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