La polizia israeliana arresta un giovane a Gerusalemme nel giorno della Nakba, l’espulsione dei palestinesi dalle loro case nel 1948. (Awad, Reuters/Contrasto)
In qualsiasi altro posto del mondo, 1.500 detenuti in sciopero della fame avrebbero attirato almeno un po’ l’attenzione dei mezzi d’informazione occidentali. Invece su quelli palestinesi regna il silenzio. Eppure potrebbe essere la prossima primavera araba.
Un anno fa le forze speciali statunitensi uccidevano il nemico numero uno, Osama bin Laden. Cosa resta della sua eredità?
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha scelto di intervistare il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, per inaugurare il suo show televisivo, The world tomorrow, trasmesso da Russia Today. Nasrallah ha lodato il presidente siriano Bashar al Assad per aver difeso la causa palestinese.
Fedeli copti etiopi nella chiesa del Santo sepolcro, a Gerusalemme, in attesa della Pasqua ortodossa. (Ammar Awad, Reuters/Contrasto)
“Dichiarare il premio Nobel persona non grata mette Israele in una posizione difficile”. L’editoriale di El País.
“Succedono troppe cose in Medio Oriente per sintetizzarle in un’unica opinione. Eccone due al prezzo di una”. La column di Thomas Friedman.
“È un’impasse pericolosa e spaventosa. Siamo quasi a 10mila morti in Siria. Il pane è difficile da trovare. I paesi vicini hanno già accolto 40mila rifugiati”. L’articolo di Bernard Guetta.
Una simulazione di guerra delle autorità militari statunitensi ha cercato di prevedere le eventuali conseguenze di un attacco israeliano all’Iran. Che sarebbero disastrose per Washington: un conflitto regionale su vasta scale e migliaia di morti americani.
La primavera araba ha eclissato la madre di tutte le crisi: il processo di pace arabo-israeliano.
L’articolo di Peter Beinart, professore alla City university of New York e autore di The crisis of zionism, su come salvare la democrazia israeliana. Beinart cura il blog Zion Square su The Daily Beast.
Lo stato ebraico è decisamente più isolato oggi che prima della primavera araba. È bene che lo sappia, prima di un eventuale attacco all’Iran. L’analisi di Bernard Guetta.
Attacco aereo di Israele contro i militanti palestinesi dei Comitati per la resistenza popolare nella Striscia di Gaza. Dodici vittime.
Tra le rivolte arabe e le tensioni sul programma nucleare iraniano, i leader palestinesi faticano a farsi sentire. Politicamente divisi, deboli e confusi, temono un ritorno alle violenze.
“Con lo sciopero della fame, il detenuto palestinese Khader Adnan ha ottenuto più della liberazione dal carcere di Israele in cui era rinchiuso. È riuscito a unire i palestinesi e a ricordargli il potere delle proteste non violente”. Un commento sul New York Times di Mustafa Barghouti, politico e fratello di Marwan, il leader e [...]
La Cisgiordania e la Striscia di Gaza sono sede di centinaia di aziende tecnologiche che creano di tutto: dai siti web alle applicazioni per smartphone.
Riforme, ricchezza incalcolabile e tradizione islamica. Il Qatar è ormai uno dei paesi più ricchi del mondo, non senza qualche contraddizione. L’articolo di Le Monde, tradotto in inglese da Worldcrunch.
Ieri sera è morto Anthony Shadid, 43 anni, corrispondente da Beirut del New York Times. Due volte premio Pulitzer, si trovava al confine tra Siria e Libano quando ha avuto un attacco d’asma letale.
“Netanyahu dovrebbe smetterla di cercare ossessivamente difetti nell’accordo di riconciliazione tra Hamas e Al Fatah. E dovrebbe concentrarsi sulle iniziative per porre fine al conflitto”. L’editoriale del quotidiano israeliano Ha’aretz.
“Visto il blocco del processo di pace, il fronte palestinese ha deciso di superare le divisioni che lo indeboliscono al tavolo dei negoziati”. Secondo il Financial Times la riconciliazione tra Hamas e Al Fatah è un passo avanti.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?