◆ Ai tempi dei faraoni i terreni fertili lungo il Nilo sostenevano una civiltà di circa tre milioni di persone. Da allora la popolazione egiziana si è moltiplicata per trenta, con il 95 per cento degli abitanti che vive nei centri urbani lungo la pianura alluvionale del fiume. Gran parte della crescita demografica è avvenuta negli ultimi decenni: negli anni ottanta la popolazione contava 45 milioni di abitanti, oggi più di cento milioni. Solo il 4 per cento del territorio egiziano è adatto all’agricoltura, e la cifra si sta riducendo a causa dell’urbanizzazione. “I dati satellitari indicano che l’Egitto perde ogni dieci anni circa il 2 per cento dei terreni agricoli, e il processo sta accelerando”, spiega Nasem Badreldin, agronomo digitale dell’università del Manitoba, in Canada. “In futuro il paese rischia di dover affrontare seri problemi di sicurezza alimentare”.

Le due immagini a sinistra, scattate dai satelliti Landsat della Nasa nel 1984 e nel 2021, mostrano la perdita di terre coltivabili nel delta del Nilo, intorno ai rami di Rosetta e di Damietta. Secondo alcune stime, tra il 1987 e il 2019 la riduzione è stata dell’11 per cento.

Negli ultimi quarant’anni la popolazione egiziana è più che raddoppiata, causando un’espansione dei centri urbani lungo la pianura alluvionale del Nilo. (earthobservatory/NASA)

L’agricoltura, però, non è minacciata solo dall’urbanizzazione. L’aumento del livello del mare, di circa 1,6 millimetri all’anno, ha causato la salinizzazione di molti campi, soprattutto a sudovest di Alessandria. Secondo la Fao, il 15 per cento dei terreni più fertili del paese ha subìto danni. L’aumento del livello del mare dipende in parte dal riscaldamento globale e in parte dal fenomeno della subsidenza, uno sprofondamento del terreno causato anche dall’estrazione di acqua e petrolio.
Adam Voiland (Nasa)

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Questo articolo è uscito sul numero 1446 di Internazionale, a pagina 99. Compra questo numero | Abbonati