Migliaia di seguaci del religioso sciita Moqtada al Sadr il 30 luglio hanno fatto irruzione nel parlamento iracheno per protestare contro il tentativo dei loro rivali, sostenuti dall’Iran, di formare un governo. La protesta è continuata fuori del parlamento e le fazioni opposte hanno organizzato due sit-in. In seguito Al Sadr ha chiesto alla magistratura di sciogliere il parlamento e indire nuove elezioni, ma il 14 agosto il consiglio superiore della magistratura, composto da venti giudici, ha risposto di non avere l’autorità per farlo. In base alla costituzione, spiega The Arab Weekly, il parlamento può essere sciolto solo con un voto di maggioranza dell’assemblea, in seguito alla richiesta di un terzo dei deputati o del primo ministro e con l’approvazione del presidente. Il sito panarabo ricorda che a quasi dieci mesi dalle ultime elezioni l’Iraq non ha ancora un governo, né un premier o un nuovo presidente, a causa dei disaccordi tra le fazioni per la formazione di una coalizione.

Questo articolo è uscito sul numero 1474 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati