Spesso sono le persone più fortunate, e non quelle con più talento, ad avere successo nella vita. La conferma viene da una ricerca italiana vincitrice del premio IgNobel per l’economia. “Abbiamo simulato al computer quarant’anni di vita di persone che s’imbattevano in eventi sfortunati o fortunati, dimezzando o raddoppiando il loro capitale in base a una distribuzione di probabilità legata all’intelligenza”, hanno spiegato i vincitori alla cerimonia on­line degli IgNobel, che la rivista Annals of Improbable Re­search assegna ogni anno alle ricerche più strane e improbabili, che “prima fanno ridere e poi fanno pensare”. Quest’anno**
l’IgNobel per la **fisica è andato a una ricerca sugli anatroccoli che nuotano in fila dietro alla mamma. A quanto pare la formazione lineare permette di risparmiare energia, soprattutto agli ultimi della fila. Quello per la biologia è stato assegnato a uno studio sugli effetti della perdita della coda, e conseguente costipazione, degli scorpioni: alla lunga può compromettere la ricerca del partner. Altri ricercatori si sono concentrati su quante dita servono per girare una manopola e sul perché i documenti legali sono incomprensibili: le due ricerche capaci di spiegarlo hanno vinto i premi per l’ingegneria e per la letteratura. Infine, l’IgNobel per la pace è andato a un algoritmo che aiuta i pettegoli a decidere quando dire la verità e quando mentire, quello per la cardiologia a una ricerca sulla sincronizzazione dei battiti cardiaci delle persone che sono attratte l’una dall’altra, e quello per la storia dell’arte all’interpretazione delle scene di clisteri sulle ceramiche antiche dei maya. Secondo gli autori, i maya usavano clisteri inebrianti a base di alcol ed erbe allucinogene.

Questo articolo è uscito sul numero 1479 di Internazionale, a pagina 109. Compra questo numero | Abbonati