Campo di Al Roj, Siria (Baderkhan Ahmad, Ap/Lapresse)

L’Australia è di fronte a un dilemma: come trattare un gruppo di cittadine australiane – 11 donne e i loro 23 figli – che vivono nel campo di detenzione di Al Roj, fino a poco tempo fa gestito dalla milizia curda, nel nordest della Siria? Le donne erano andate nella regione tra il 2013 e il 2016, al culmine dell’espansione del gruppo Stato islamico in Iraq e Siria. All’inizio di febbraio hanno cercato di lasciare il campo per tornare in Australia, ma le autorità siriane gliel’hanno impedito. Canberra non sta organizzando il loro rimpatrio, ma dice che possono tornare di loro iniziativa. L’opinione pubblica australiana è divisa. La situazione è complicata dalle diverse ragioni che hanno portato quelle donne in Siria e Iraq: convinzione ideologica, coercizione, inganno o legami sentimentali. Potrebbero essere estremiste o vittime, o entrambe le cose. Ma l’Australia non può eludere le sue responsabilità, scrive The Age.

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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 34. Compra questo numero | Abbonati