Nelle ultime settimane, di fronte alle proposte di stringere accordi sanitari bilaterali con gli Stati Uniti di Donald Trump, i paesi africani stanno adottando una nuova posizione. Due segnali illustrano questo cambiamento: innanzitutto, le riserve su questi accordi espresse dagli Africa Cdc (Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie) e il rifiuto dello Zimbabwe di un finanziamento statunitense da 367 milioni di dollari. Soldi che, invece, paesi come Burkina Faso, Niger e Repubblica Democratica del Congo hanno accettato subito. Dietro queste decisioni ci sono le questioni della sovranità sanitaria e della tutela dei propri dati.
Gli Africa Cdc sono preoccupati per gli accordi che prevedono la condivisione di dati epidemiologici e campioni biologici africani con gli enti statunitensi. In discussione non è il principio di cooperazione scientifica – l’Africa ha sempre collaborato nella lotta contro le pandemie – ma è la mancanza di garanzie ad allarmare i governi africani. Nessuno assicura che avranno un accesso prioritario e prezzi accessibili per i vaccini e le terapie che saranno sviluppate grazie ai campioni forniti. Il continente potrebbe quindi ritrovarsi a dare informazioni sensibili senza beneficiare delle innovazioni che ne deriveranno.
Allo stesso tempo lo Zimbabwe ha respinto un accordo con gli Stati Uniti che secondo il presidente Emmerson Mnangagwa (nella foto) è “ingiusto”. In cambio dei soldi, Washington chiedeva ampio accesso ai dati genomici e ai campioni biologici degli zimbabweani, ma per Harare questo avrebbe significato diventare un fornitore di “materie prime” scientifiche a beneficio di aziende straniere. Questo avviene in un contesto particolare, cioè lo smantellamento di Usaid, l’agenzia statunitense per gli aiuti allo sviluppo, a favore di una nuova politica di Washington basata sugli accordi bilaterali. Lo Zimbabwe perderà un sostegno economico che avrebbe permesso di aiutare 1,2 milioni di persone in cura per l’aids, ma per il governo di Harare gli aiuti non devono andare a scapito della sovranità sanitaria. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati