Al termine di una crisi politica cominciata alla fine di aprile, il 5 maggio il governo del primo ministro Ilie Bolojan, del Partito nazionale liberale (Pnl), è stato sfiduciato dal parlamento, che ha approvato una mozione presentata dai socialdemocratici del Psd e dall’estrema destra dell’Alleanza per l’unione dei romeni (Aur). Il presidente Nicușor Dan, del partito centrista e anticorruzione Unione salvate la Romania (Usr), ha detto che il paese avrà presto un nuovo governo stabile e filoeuropeo. Tuttavia, scrive il sito Hotnews, a uscire rafforzati dalla crisi sono lo stesso Bolojan, la cui credibilità politica negli ambiente moderati e liberali è stata rilanciata dalla rottura con il Psd, e i nazionalisti di Aur: “Il cordone sanitario è crollato. L’esclusione di Aur da ogni possibile coalizione di governo ormai è superata, a causa delle scelte di diversi protagonisti della politica romena, dal presidente Dan al leader socialdemocratico Sorin Grindeanu. Questa situazione ha trasformato l’Aur nell’unica forza d’opposizione con prospettive di crescita per il futuro”.

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Questo articolo è uscito sul numero 1664 di Internazionale, a pagina 37. Compra questo numero | Abbonati