Nessuno degli obiettivi di sviluppo sostenibile in materia di uguaglianza fissati per il 2030 sarà raggiunto entro quella data. I progressi sociali vanno a rilento e rischiano di regredire, mentre le istituzioni che cercano di favorirli perdono potere. Il rapporto annuale sulla disuguaglianza di genere pubblicato il 17 settembre da Un women dà un quadro globale desolante, in cui le “barriere sistemiche” impediscono alle donne di accedere a posizioni di potere. Al ritmo attuale, nemmeno le bambine nate oggi vivranno in condizioni di reale uguaglianza, che non arriveranno prima della fine del prossimo secolo.

Lo studio smonta qualsiasi mito a proposito di un’evoluzione naturale verso una società in cui uomini e donne hanno le stesse opportunità. E punta il dito contro le strutture di potere: l’uguaglianza non cresce perché al vertice ci sono sempre gli uomini. Sei capi di stato e di governo su sette sono uomini. Finanziare la campagna elettorale di una donna è più caro. Inoltre le donne con un profilo pubblico subiscono una violenza che gli uomini non riescono nemmeno a immaginare e che può essere psicologica, economica e fisica. La presenza femminile nei parlamenti si è ridotta e nei governi riguarda incarichi secondari. Il 90 per cento dei ministeri della difesa e l’80 per cento di quelli delle finanze è in mano a uomini, che rappresentano anche la stragrande maggioranza dei dirigenti di azienda e dei giudici. In questo contesto, le istituzioni a cui spetta il compito di promuovere l’uguaglianza sono sempre più deboli.

Le “barriere sistemiche” non esistono solo nelle grandi strutture di potere, ma anche nella quotidianità. Questo ci ricorda che i passi avanti non sono irreversibili e che ogni progresso si scontra con assetti rigidi che tornano nella posizione originale nel momento in cui si smette di esercitare pressione. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati