Tomoko ha perso il padre quando aveva sei anni. Ora che ne ha dodici, trascorrerà un anno ad Ashiya, nella bella casa della sorella di sua madre, mentre quest’ultima torna a studiare sartoria. La marcia di Mina è ambientato nel 1972, quando la stessa Yoko Ogawa aveva dieci anni, e tutto il romanzo è pervaso da un’atmosfera di nostalgia particolarmente intima e struggente. Ad Ashiya, Tomoko incontra una famiglia che non conosce: lo zio, affascinante, per metà tedesco, la zia, l’ottantatreenne nonna Rosa e soprattutto la cugina Mina, di un anno più giovane. Fragile, asmatica e isolata, Mina diventerà la sua migliore amica. E c’è Pochiko, l’animale domestico di famiglia: un ippopotamo pigmeo che ogni giorno porta Mina a scuola sulla schiena. Ma La marcia di Mina è molto meno stravagante di quanto si possa pensare. È un bellissimo romanzo di formazione raccontato dalla prospettiva di un’adulta. Mina, lettrice vorace e precoce, inventa anche storie che scrive di nascosto dentro scatole di fiammiferi conservate sotto il letto. In qualche modo è anche un romanzo di formazione del Giappone, ambientato nel periodo in cui il miracolo economico sta per finire.
Alison Fincher, Asian Review of Books
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati