“Sapevano come divertirsi”, disse David Hockney, indicando con gioia i mozziconi di sigaretta e sigaro sparsi per terra sotto i ballerini di Renoir in Ballo a Bougival (1883). Ci sono anche pipe di terracotta sotto la gonna rosa e i pantaloni blu della coppia che volteggia nello spazio morbido che Renoir ti fa percepire oltre che vedere. Pierre-Auguste Renoir, nato nel 1841 e vissuto fino al 1919, ha assistito all’apice e al declino della civiltà borghese francese, di cui celebra i piaceri con una passione contagiosa. Suo figlio, il regista Jean Renoir, nella sua ricostruzione cinematografica di un picnic impressionista, Una gita in campagna (1946), rivisita il mondo del padre con la tristezza del senno di poi. Si percepisce la fragilità della felicità. Ma nei dipinti di Pierre-Auguste nessuno si ammala di sifilide né muore per ubriachezza e nessuno annega nella Senna. Renoir, come rivela questa mostra, è il più radicale degli impressionisti, quello che abbraccia con maggiore entusiasmo la filosofia dell’impressionismo. Non si limita a dipingere la luce mutevole dell’attimo che passa, ci esorta a viverlo. È la mostra più felice dell’anno. The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati