Anche in Cina, come nel resto del mondo, si stanno costruendo grandi data center, in molti casi tra le proteste della popolazione locale. Le strutture per l’elaborazione dei dati sono infatti gigantesche e per raffreddarle servono enormi quantità d’acqua. In Cina se ne trovano molti nella Mongolia Interna, nel Ningxia, nel Gansu e in altre aree dove le risorse idriche sono limitate, scrive il sito cinese Huxiu in un articolo che ha scatenato un acceso dibattito su data center e consumo d’acqua, tanto che poi è sparito dalla rete. A Ulanqab, una città nella Mongolia Interna dedita alla pastorizia, alla fine di giugno c’erano 89 data center, scrive il sito. Grazie all’espansione del settore informatico, tra il 2020 e il 2025 il pil locale è aumentato del 52 per cento, ma allo stesso tempo il consumo di acqua è salito alle stelle. L’articolo si chiede anche perché in Cina non ci sono state proteste. Non solo perché è un paese autoritario, ma “forse perché qui sono visti come infrastrutture che favoriscono lo sviluppo, mentre gli statunitensi li considerano ‘progetti privati dei giganti tecnologici’”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati