Il comune di Riccione ha acquistato la villa dove Benito Mussolini trascorreva le vacanze estive. Tra le varie ragioni c’è anche impedire che la proprietà finisse nella mani di nostalgici del fascismo. Daniela Angelini, sindaca di centrosinistra del comune romagnolo, ha detto che l’acquisizione all’asta di villa Mussolini è “un atto d’amore e lungimiranza”, e ha aggiunto che aver riportato l’edificio tra le proprietà pubbliche è una vittoria per tutta la città. Il consiglio comunale di Riccione ha battuto la concorrenza di un acquirente privato, un ex componente del Movimento sociale italiano, il partito neofascista fondato nel 1946 dai sostenitori di Mussolini.
La villa ha una storia lunga e controversa. Costruita nel 1893 a pochi passi dal mare, fu comprata dalla seconda moglie di Mussolini, Rachele, nel 1934. Il dittatore, che era nato a Predappio, sulle colline romagnole, arrivava in idrovolante e durante i suoi soggiorni usava spesso la casa per riunioni di lavoro. La famiglia Mussolini ampliò la villa con un terzo piano, venti stanze e un campo da tennis.
Dopo la seconda guerra mondiale e la caduta del regime fascista, la villa passò in mano pubblica. Tra gli anni cinquanta e sessanta, all’epoca del boom economico e della crescita turistica di Riccione, è stata usata a scopi commerciali, per esempio come clinica veterinaria e come ristorante. Verso la fine degli anni settanta un sindaco comunista tentò di farla demolire.
La villa è rimasta abbandonata a lungo prima di essere acquistata, alla fine degli anni novanta, dalla Cassa di risparmio di Rimini, che l’ha restaurata e riaperta nel 2005 come spazio per mostre e altri eventi, tra cui i matrimoni.
La presenza della villa e il suo legame con Mussolini dividono da tempo Riccione e il dibattito è riemerso lo scorso anno, quando la fondazione Cassa di risparmio di Rimini ha deciso di metterla all’asta. I consiglieri di Fratelli d’Italia, il partito di estrema destra, hanno sostenuto che la proprietà non avrebbe dovuto conservare il nome villa Mussolini, indipendentemente da chi l’avrebbe acquistata.
Il nome sarà mantenuto
La sindaca Angelini ha fatto sapere che il nome sarà mantenuto, nonostante le pressioni di alcuni suoi alleati per cambiarlo. La storia va coltivata e non “cancellata”, ha dichiarato, e cambiare il nome avrebbe potuto avere il “pericoloso effetto” di trasformare la villa in un luogo per “nostalgici fascisti. Cosa che questa amministrazione non permetterà mai”.
Il piano, ha detto la sindaca, è continuare a usare villa Mussolini come uno spazio per la comunità, per esempio per delle mostre che raccontino “il bene, il male e gli orrori” della storia del ventesimo secolo, oltre che per altri appuntamenti sociali e culturali. “Sì, il nome evoca una storia terribile, ma la racconteremo. Non può essere cancellata, va narrata nel modo giusto, facendo emergere i valori democratici”.
Dalla seconda guerra mondiale Riccione e l’Emilia-Romagna hanno avuto una vocazione prevalentemente di sinistra, ma solo nel 2025 il consiglio comunale ha formalmente revocato la cittadinanza onoraria a Mussolini, riconoscimento che quasi tutte le città italiane furono costrette a concedere durante il regime fascista. “La villa, però, è un’altra storia”, afferma la sindaca: “Sarà espressione dei valori della nostra comunità e della nostra democrazia”. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati