I Mondiali sono finiti, e le due canzoni che ricorderemo di più saranno Hey Jude dei Beatles, in omaggio a uno dei calciatori più amati di questa edizione, Jude Bellingham, e Wonderwall degli Oasis cantata da tutta la tifoseria inglese, canzone che di fatto è diventata l’inno della squadra destinata a non vincere mai ma con il tasso di raffinatezza musicale più alto (brani rispettivamente di 58 e 31 anni fa, segno che in teoria siamo più distanti dagli Oasis oggi di quanto lo fossero loro dai Beatles; in questo senso si capisce tutta la nostalgia). Forse ricorderemo anche Rosalía sugli spalti e avvolta nella bandiera della Spagna per celebrare la vittoria, ma difficilmente lei si shakirizzerbbe per produrre l’inno ufficiale di una competizione sportiva. Shakira, invece, si è esibita nell’half-time show facendo quello che sa fare meglio, cioè ispirare un senso di irragionevole allegria anche se tutto intorno è grottesco e il suo ex marito la fissa corrucciato dagli spalti. E comunque non ricorderemo neanche la presenza imbarazzante di Donald Trump che consegna la medaglia ai vincitori e l’onnipresente Laura Pausini che fa precipitare tutto l’immaginario legato al canzoniere italiano indietro di cinquant’anni. Quello che ricorderemo sicuramente sarà il trio lisergico composto da Madonna, Ronaldo e Ronaldinho, abbigliati come per una pubblicità di tute dimagranti. Nessuno sa perché sono lì, neanche loro, e non c’è commento migliore per un mondiale dominato da una politica internazionale catatonica e brutta. Malgrado questo, buona estate. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati




