Io e il mio compagno abbiamo discusso: siamo non credenti ma, mentre lui considera il Natale una festa anche laica, io penso che sia una grossa incoerenza di cui rendere conto in futuro a nostra figlia di un anno. Tu come l’hai spiegato ai tuoi figli? –Tiziana
A spiegare la tradizione del Natale a tua figlia ci penseranno prima di tutto le luci per strada, gli alberi addobbati, le immagini di Babbo Natale, le decorazioni sulle porte, le canzoni alla radio, i pandori e panettoni, le pubblicità dei giocattoli in tv, le renne finte, le tombolate e i campanelli dorati. Perché è proprio difficile sfuggire al Natale. Ma è una festa talmente ampia che ogni famiglia può trovare la sua chiave per viverla: per noi, per esempio, significa passare tempo con la famiglia, scambiarsi regali, decorare casa e mangiare fino al collasso. I miei figli sanno che il Natale è una festa religiosa, ma che ha origini più antiche di quelle cristiane: il solstizio d’inverno si festeggia dalla notte dei tempi e, in un modo o nell’altro, lo celebravano anche i celtici, gli ebrei e i romani. Quando abitavamo in Danimarca le mie figlie sono state coinvolte dalla maestra in un presepe vivente, ma mentre una di loro protestava: “Non voglio farlo, non sono cristiana e non voglio partecipare”, sua sorella l’ha convinta dicendo: “Ma dai, la storia della nascita di Gesù è una bella favola, stiamo solo facendo una recita su una leggenda molto carina. Che problema c’è?”. E in effetti, quando i figli hanno ben chiaro cosa sia il Natale per la loro famiglia, non c’è nessun problema.
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Questo articolo è uscito sul numero 1289 di Internazionale, a pagina 10. Compra questo numero | Abbonati




