A nostra figlia Atena, di quasi 5 anni, non piace il suo nome e quando le viene chiesto dice di chiamarsi Stella. Non sappiamo come gestire questo desiderio che sta diventando sempre più pressante: è meglio minimizzare, assecondare o continuare, come abbiamo fatto finora, a spiegarle quanto il suo nome sia pieno di significato soprattutto per noi, che ci siamo sposati e siamo andati in viaggio di nozze ad Atene nel 2020? –Valentina e Giuseppe

Dare il nome al proprio figlio, se ci pensiamo un attimo, potrebbe essere considerato un gesto di grande prepotenza: il nome che ti porterai dietro per tutta la vita viene scelto da altri, secondo i loro gusti, tradizioni e aspirazioni. E questa ingiustizia si propaga di generazione in generazione, come a dire “visto che il mio nome non l’ho scelto io, allora ti scelgo il tuo”. In questo senso la determinazione di questa bambina di quasi cinque anni che si è tranquillamente scelta un nome che le piace di più mi fa simpatia e credo non vada presa alla leggera. Anche se è ancora piccola, Stella vi sta esprimendo una sua esigenza profonda: per qualche motivo il nome Atena, che personalmente trovo stupendo, le crea un disagio sociale. Magari potete mediare trovando un diminutivo, per esempio Tina, oppure capire se le va bene che per voi resti Atena, anche se con gli altri usa il nome Stella. Man mano che crescerà si capirà esattamente da cosa deriva il problema, ma nel frattempo credo che garantire il suo benessere psicologico sia la vostra priorità, che viene prima di qualunque nome.

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Questo articolo è uscito sul numero 1671 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati