La mia compagna partorirà nostro figlio tra due mesi e io faccio del mio meglio per sostenerla soprattutto nei suoi momenti di malumore o di paura. Giustamente riceve molte attenzioni in questa fase, ma ho l’impressione che non ci sia spazio per parlare delle paure e dei dubbi che ho io da futuro padre. È sbagliato pensare di tirarli fuori?–Nico

Nel film francese Love letters , in sala in questi giorni, la regista Alice Douard racconta in modo leggero e delicato la storia di una coppia di donne che stanno per diventare madri. Céline, che non porta avanti la gravidanza, riceve i consigli di alcuni padri. Il suocero l’avverte che sarà maltrattata fin dal momento del parto di sua moglie: “Preparati Céline, perché se stai lì verrai insultata perché non servi a nulla e se esci a prendere una boccata d’aria ti grideranno contro perché te ne sei andata”. Ma l’osservazione più interessante arriva da un amico già padre: “Pensi davvero che i papà possano permettersi di avere dubbi? Anche noi veniamo giudicati. Spesso dalle donne, tra l’altro. Ma l’ignoto fa paura a tutti, mica solo a chi è incinta. Poi una volta che arriva il bambino tu fai tutto quello che devi perché non c’è altra scelta. Un neonato se lo lasci per terra muore. È un animaletto. Anzi, neanche un animaletto, perché non sa fare proprio nulla da solo”. Le tue preoccupazioni sono più che legittime e dovresti poterle condividere con tua moglie. Ma se temi che la agitino ulteriormente, forse puoi cercare qualcun altro con cui sfogarti, magari un amico già padre come fa Céline nel film.
daddy@internazionale.it

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1673 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati