Quando sono a casa ho l’impressione di passare metà del mio tempo a dire ai miei figli di 14 e 17 anni di non stare attaccati al telefono e l’altra metà… attaccato al telefono. Certo, per me lì ci sono le email di lavoro, le notizie (compreso Internazionale), le comunicazioni con gli amici ma mi resta il dubbio che sto cercando di vietare ai miei figli di fare quello che poi faccio io.–David

Da adolescente, agli amici che fumavano di nascosto dai genitori, fumatori anche loro, sottolineavo sempre la contraddizione: “Come pretendono di vietarti di fare qualcosa che loro fanno continuamente?”. Pensavo che la coerenza fosse una qualità imprescindibile dei genitori. Poi ho avuto dei figli e ho capito che non è così. I genitori non sono persone più integre delle altre, sono imperfetti e contraddittori come tutti, con la differenza che le loro imperfezioni hanno effetto anche sui figli. Un amico una volta mi ha detto che lui aveva una lunga lista di cose che aveva deciso di smettere di fare quando fosse nata la sua prima figlia: “Oh, ma ci credi che non sono riuscito a smettere neanche di attaccarmi alla bottiglia quando bevo?”. Nel tuo messaggio c’è un’ammissione: la dipendenza dal telefono dei tuoi figli è la stessa che hai tu. E allora perché non trasformare questa condizione comune in una missione da compiere insieme? Mettete regole e limiti all’uso del telefono che valgano per tutti (niente telefoni in bagno, quando si guarda la tv, dopo le nove di sera). Ammettere la tua debolezza e mostrargli che la vuoi superare sarebbe un esempio da dare ai tuoi figli.

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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati