Cultura Libri
Cavallo Pazzo
144 pagine, 17 euro

La biografia di Cavallo Pazzo (condottiero nativo americano vissuto tra il 1840 e il 1877) segna un’ulteriore svolta nel percorso dello scrittore texano Larry McMurtry, perché, pur avendo già pubblicato due raccolte di saggistica, questo è il suo primo lavoro monografico. In questa breve biografia McMurtry impiega la sua notevole abilità di narratore per immergersi nella vita di Cavallo Pazzo, un uomo di cui si è scritto moltissimo ma, ancora oggi, si sa relativamente poco. McMurtry ne traccia le linee essenziali: dalla nascita nei pressi del fiume Belle Fourche, nel South Dakota, intorno al 1840, all’infanzia, quando era conosciuto come Light Skinned Boy (ragazzo dalla pelle chiara), fino all’adolescenza e al momento in cui prese il nome del padre ed ebbe le visioni che lo avrebbero portato a combattere con una pietra dietro l’orecchio. L’autore racconta anche l’amore senza speranza per Black Buffalo Woman, l’incontro fatale con il generale Custer nella battaglia di Little Bighorn nel 1876 e, infine, la morte a Fort Robinson, in Nebraska, nel settembre 1877. McMurtry chiarisce come molti dettagli sulla vita del celebre capo oglala restino avvolti nell’ombra, ma, in forma di leggenda, parlano tanto alla storia quanto al presente: “La leggenda di Cavallo Pazzo è nata soprattutto dal bisogno di un popolo sconfitto di ricordare e credere in eroi mai piegati, che sono rimasti fedeli ai precetti dei padri, alla cultura e alle tradizioni”.
Mark Busby, The Austin Chronicle

Vedo palazzi cadere come fulmini
224 pagine, 18,00 euro

Vedo palazzi cadere come fulmini racconta le vite di un gruppo di amici d’infanzia provenienti da una città britannica che ricorda Birmingham. Rian si è trasferito a Londra ed è diventato ricco quasi per caso, giocando online in borsa; gli altri invece sono rimasti dove sono cresciuti, e Rian continua a frequentarli, ritrovandosi con loro in un pub più per nostalgia e per abitudine che per altro. Un tempo Rian dormiva a casa di Patrick, fattorino perennemente sfinito, e della sua compagna Shiv, che resta a casa a crescere le loro figlie; di recente però ha preferito fermarsi in albergo, una scelta che lo mette leggermente a disagio. Al pub si uniscono anche Conor, impegnato nello sviluppo di un nuovo progetto immobiliare, e Oli, assunto in un cantiere edile locale ma decisamente più coinvolto nell’attività di spacciatore di droga. Ognuno di loro lavora duramente a modo suo, partendo dal presupposto che solo così si possa in qualche modo trascendere le proprie origini. Ed è questa mentalità a rivelarsi distruttiva. È per questo che la salute di Patrick si deteriora; che Oli fatica a liberarsi di una dipendenza latente dall’eroina; che Conor beve con la stessa intensità con cui lavora. “Quando eravamo ragazzi, e facevamo i gradassi l’uno davanti all’altro”, riflette Patrick, “dicevamo di essere bevitori, non parlatori. Ma non lo intendevamo davvero. In fondo avevamo fame di parole, solo che ci vergognavamo”.
Christiana Spens, Prospect

Mentre siamo morti
160 pagine, 18,00 euro

Lo scrittore spagnolo José Ovejero (Madrid, 1958) ha scritto un romanzo spezzato in mille frammenti e ambientato in un’epoca storica marchiata a fuoco dal tardo franchismo. In Mentre siamo morti la dittatura viene raccontata attraverso la quotidianità di famiglie della classe operaia che seguiamo nella loro aspirazione all’ascesa sociale. Nei sedici racconti che compongono il libro Ovejero apre, con la precisione di un chirurgo, la mappa di emozioni personali e collettive e le disseziona con il bisturi silenzioso e infallibile di una sintassi sobria e aspra. L’ordito fittissimo di questi racconti è tale da dare al lettore l’impressione di trovarsi di fronte a un testo unico, dominato da un’indiscutibile omogeneità di tono, e non a una raccolta di racconti assemblati casualmente in un libro. La poetica che Ovejero dispiega con intelligenza è quella di uno scrittore che avanza silenziosamente per affrontare la realtà di petto, perché scrivere “è ricordare proprio ciò che vorremmo dimenticare a ogni costo. Scrivere è travestire le cose per poterne vedere il vero volto”.
Ricardo Baixeras, El Periódico

Niente cresce al chiaro di luna
272 pagine, 20,00 euro

La Norvegia è oggi una nazione invidiabilmente stabile e ricca. Eppure, per gran parte della loro storia, i norvegesi hanno lottato contro una terribile povertà aggravata da inverni durissimi. Il racconto che Torborg Nedreaas (1906–1987) fa della sua eroina norvegese, pubblicato per la prima volta nel 1947, è concepito al tempo stesso come un lamento e una protesta. È un monumento a coloro che avevano un potenziale poi spento dal bisogno. Bisogno di beni di prima necessità ma anche di libertà, tolleranza e opportunità. Cupo dall’inizio alla fine, questo è il racconto-confessione di una donna intrappolata nella morsa di una trappola brutale: “Ho scoperto troppo tardi di essere finita in prigione. La mia prigione. E nella mia prigione non c’è porta”. Nedreaas, comunista e femminista, scriveva con un intento politico. I suoi racconti, saggi e radiodrammi ebbero un impatto significativo in Norvegia anche se rimasero poco noti altrove. Niente cresce al chiaro di luna è stato il suo primo romanzo. La protagonista senza nome riflette le esperienze di chi è cresciuto poco prima che la seconda guerra mondiale sconvolgesse per sempre la vita nel paese.
Dinah Birch, Times Literary Supplement

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1647 - 9 gennaio 2026
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