Cultura Libri
Nostalgia
400 pagine, 20 euro

Il primo romanzo di Eshkol Nevo è ambientato a Castel, un villaggio arroccato su una collina tra Gerusalemme e Tel Aviv. È una narrazione corale scritta nel 2004 e collocata nel 1995, all’epoca dell’assassinio di Yitzhak Rabin. Nostalgia si concentra sul rapporto tra Amir, psicologo che lavora con gli studenti, e la sua compagna Noa, studente e fotografa, ma si apre fino ad accogliere le voci dei loro vicini e abbraccia diverse generazioni di ebrei e palestinesi. Colpisce soprattutto la capacità di Nevo di tracciare i delicati spostamenti all’interno delle relazioni e la sua abilità nell’evocare il desiderio d’amore, di una casa perduta, di attenzione da parte dei genitori e di rinnovamento in matrimoni ormai stanchi. Alle osservazioni struggenti sull’amore che fallisce mescola ironia e, a tratti, una vena farsesca. Sebbene Gerusalemme e Tel Aviv siano quasi assenti dal romanzo, la strada per Gerusalemme, con i suoi carri armati arrugginiti, ricorda costantemente al lettore lo stato di guerra permanente che filtra nella vita quotidiana. Il groviglio del personale e del politico è raccontato senza alcuna visione morale calata dall’alto. La narrazione mescola prima e terza persona, monologo interiore, flusso di coscienza e dialoghi occasionali. L’effetto è sorprendente e molto piacevole. Nevo ha creato un’opera avvincente: il suo dono è far balzare i personaggi fuori della pagina. È un romanzo così coinvolgente che avrei voluto che non finisse mai.
Julia Pascal, The Independent

Andarsene
396 pagine, 19,00 euro

Warren e Sarah, due sessantenni che da giovani erano una coppia, si rincontrano a una rappresentazione della Tosca. Anni prima, Sarah aveva preso in considerazione l’idea di sposare Warren, ma aveva deciso che sarebbe stato un compagno poco saggio. Proprio le qualità che lo rendono affascinante quando ricompare a sessant’anni – il suo entusiasmo, il suo intenso desiderio d’intimità – avevano spaventato la giovane Sarah spingendola a puntare su Rob. Rob si è rivelato la scelta sbagliata, e il matrimonio è stato un fallimento. Quando Warren e Sarah s’incontrano all’opera, tra loro c’è qualcosa d’irrisolto. Entrambi fino a quel momento hanno condotto vite soddisfacenti. Warren è sposato; Sarah, madre di due figli adulti e divorziata da tempo da Rob, è sposata con la sua casa immersa nel verde, la sua solitudine e il suo cane. Ma mentre la narrazione si muove con fluidità tra i due punti di vista, li vediamo restare stupiti e trasformati l’uno dall’altra. La relazione che ne segue è matura, anche se distruttiva. La trama di Robinson è classica: le scene scorrono rapide pagina dopo pagina grazie a una scrittura precisa come file di terra arata. Il finale però è come l’esplosione di una bomba ed è estremamente discutibile. Questo romanzo snello e agile cattura completamente il lettore. Roxana Robinson dimostra che gli scrittori possono ancora evocare i silenzi e le rinunce che frustrano il desiderio, e che i nostri destini continuano ancora a incrociarsi.
Amity Gaige, The New York Times

Maledetti uomini
448 pagine, 20,00 euro

Che il giornalista Andrev Walden fosse un raffinato autore nei formati brevi lo sapevamo già. Come cronista del quotidiano svedese Dagens Nyheter versa sassolini grigi di quotidianità nel suo cappello e li trasforma in rubini. Il suo esordio romanzesco, Maledetti uomini, si espande fino a diventare un universo linguistico a sé soffuso da un alone di magia. Walden passa senza soluzione di continuità dalla prima alla terza persona, esce dalla narrazione per commentarla, offre scorci di future ricerche e cambia tempo e spazio senza che il tutto risulti caotico. Seguiamo l’infanzia del piccolo Andrev, cresciuto da una madre girovaga che si sposta per il paese facendo le pulizie, sempre povera e spesso in fuga da uomini violenti che costituiscono la struttura del racconto: sette “padri” che si sono susseguiti in sette anni. Vivono ai margini e, certo, per loro c’è spazio per viaggi in auto in cui si canta insieme fino in Germania, per una sensazione di libertà e per una forma di fratellanza, ma è uno stile di vita che resta costantemente pericoloso per le donne. C’è qualcosa d’insidioso nel modo in cui Walden fa brillare sia le banalità sia le atrocità. In particolare, gli pseudonimi dati ai personaggi in base alle loro caratteristiche conferiscono al libro una qualità fiabesca. Ma la miseria è nascosta dietro la magia.
Petter Larsson, Aftonbladet

Il miglior libro del mondo
352 pagine, 20,00 euro

Il miglior libro del mondo dello scrittore Manuel Vilas, originario di Barbastro, nella Spagna nordorientale, è un canto potente sulle verità nascoste che ogni scrittore custodisce come segreti. Vilas mette in gioco tutto se stesso: ciò che porta sulla pagina sono quasi le sue stesse viscere. Viene da chiedersi come l’autore sia riuscito a restare in piedi dopo una trasfusione emotiva così estrema. In compenso, e in netto contrasto con questa radicalità, la storia è divertente, ingegnosa e difficile da classificare. Il libro parla del mestiere di scrivere e della pulsione narrativa che tiene sveglio l’autore. Perché in ogni paragrafo si nasconde una paura: quella di passare inosservato e di soccombere a una vita che lo spinge sempre di più verso l’oblio. È un’opera onesta, in cui si parla di invidia, di competizione letteraria, dell’arrivo del successo e dell’impossibilità di farlo durare. Vilas ripercorre fatti propri e altrui, biografie di scrittori come Jorge Manrique, Javier Marías e Salman Rushdie, e perfino quella del suo cane Golo.
Sergio Vargas, Culturamas

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1648 - 16 gennaio 2026
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