Cultura Libri
Atusparia
256 pagine, 20 euro

Atusparia è un collegio comunista peruviano che prende il nome da un leader contadino indigeno assassinato nel 1885. Più tardi, Atusparia diventerà anche il soprannome della protagonista del romanzo della peruviana Gabriela Wiener, che dopo aver studiato in quella scuola diventa una politica di sinistra messa sotto processo e incarcerata in un complesso di massima sicurezza perso nella foresta amazzonica. Si suppone che il collegio raccontato da Gabriela Wiener, simile a quello che lei stessa ha frequentato, sia stato fondato da peruviani che avevano studiato in università sovietiche. Siamo prima della caduta del muro di Berlino, l’America Latina si ribella all’imperialismo yankee e quella scuola è una sorta di bolla in cui l’illusione del comunismo sembra ancora possibile. Lì i bambini imparano il russo, gli scacchi (che saranno una metafora ricorrente nel libro), ma anche le danze folcloriche peruviane, perché la linea pedagogica è il risultato di scontri tra un comunismo internazionalista e un indigenismo crescente nel paese. Anche il romanzo è costellato di contraddizioni e opposizioni che risulteranno familiari a chiunque abbia partecipato a un’assemblea. Atusparia rischia molto ma funziona perché in Wiener c’è sempre una tensione morale che le permette di catturare l’atmosfera senza sottomettersi a essa. L’autrice interpreta il blocco della sinistra o la storia politica del suo paese come chi riscrive una relazione amorosa a partire dal risentimento. Carlota Rubio, El País

Ti ritrovo nel silenzio
208 pagine, 19,00 euro

Per 35 anni la scrittrice di origine australiana Geraldine Brooks è stata sposata con il reporter e scrittore Tony Horwitz. Entrambi avevano vinto il Pulitzer e, dopo varie avventure come corrispondenti esteri, si erano stabiliti in una casa meravigliosamente sgangherata a Martha’s Vineyard. Horwitz aveva appena comprato due camicie di lino prima di un tour promozionale per il suo libro del 2019, Spying on the south, quando crollò su un marciapiede di Washington. Fu dichiarato morto a sessant’anni, per quello che si sarebbe rivelato un attacco di miocardite, nello stesso ospedale dov’era nato. Ti ritrovo nel silenzio è il resoconto di come Brooks ha elaborato non solo il lutto ma anche tutti i disguidi burocratici che crudelmente accompagnano una simile perdita. Senza Horwitz i limiti di credito di Brooks si riducono e l’assicurazione sanitaria viene cancellata. Recuperando un suo messaggio che si era persa sulla donazione degli organi, immagina le cornee inutilizzate del marito come “uno sfrigolio di umidità che evapora in una frazione di secondo nel crematorio”. La narrazione oscilla tra Martha’s Vineyard e Flinders Island, in Australia, il paese natale di Brooks. Colpita dal dolore, l’autrice si avvolge nelle parole come se fossero coperte: le sue, quelle di lui e quelle degli altri. Citando i numerosi tributi di scrittori stimati del loro giro, immagina la reazione del marito: “Vedo i suoi segnacci di penna: taglia. Autocelebrazione”. Alexandra Jacobs, The New York Times

Domanda numero 7
288 pagine, 22,00 euro

Il dodicesimo libro del vincitore del Booker Prize Richard Flanagan è una brillante meditazione sul passato di un uomo e sulla storia che si è coagulata durante la sua esistenza. Flanagan esplora terreni antichi, devastati e sacri che aveva già visitato nei suoi scritti: i prigionieri di guerra e la ferrovia della morte giapponese, la storia nera dell’Australia bianca, le tracce del sangue di detenuti e coloni nella fertile terra della Tasmania e le rapide del possente fiume Franklin. Ma qui tutto ciò che ha fatto del male all’autore diventa un elisir, un balsamo per tutto quello che è accaduto prima della sua nascita e che, come ci mostra, accadrà molto tempo dopo che lui, e noi, non ci saremo più. L’effetto battito d’ali di farfalla culmina in due possibilità: o la morte precoce del padre di Flanagan come prigioniero di guerra in Giappone, con Flanagan mai nato e questo libro mai scritto; oppure la bomba atomica che cade su Hiroshima, il padre che sopravvive, e Flanagan vivo e intento a scrivere. Tutte le parole qui convergono verso la stessa destinazione: la domanda da cui il libro prende il titolo, la domanda numero 7, la parodia di Anton Čechov di un problema scolastico. Tentare di riassumere il titolo e il modo in cui si colloca in questo libro meraviglioso è un atto futile, simile a descrivere una specifica nota centrale di un profumo. Tara June Winch, The Guardian

Il coniglio sulla luna
288 pagine, 20,00 euro

Il coniglio sulla luna, come altre opere della romanziera Jennifer Haigh, ci immerge in condizioni e questioni molto concrete del mondo reale. La sua voce rapida, competente, quasi giornalistica, funziona come una telecamera che zooma su Shanghai, “città-miracolo della Cina moderna, in una domenica mattina poco prima dell’alba” e sul suo distretto finanziario deserto. Lì, Lindsey Litvak, una bellissima donna di 22 anni dai capelli rossi ferma a un angolo di strada vuoto, viene investita da un’auto. Alla guida c’è un uomo senza nome, “ diciannove anni e pieno di vino di riso”. Lindsey entra in coma. Le pagine che seguono, muovendosi avanti e indietro nel tempo e tra diversi punti di vista, raccontano come Lindsey sia arrivata a quel momento fatale e in che modo l’incidente colpisca le persone che orbitano intorno a lei. Un romanzo impressionante per ampiezza, ambizione e vivacità dei personaggi. Joan Frank, The Washington Post

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1649 - 23 gennaio 2026
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