Èuna delle più grandi vittorie strategiche di Damasco dalla caduta del regime di Assad. Dopo aver cacciato le Forze democratiche siriane (Fds, a maggioranza curda) da due quartieri di Aleppo, le autorità siriane guidate da Ahmad al Sharaa hanno esteso la loro offensiva ai territori controllati dalle Fds nel nordest. Forte dei guadagni territoriali e dopo un incontro con l’inviato statunitense per la Siria, Tom Barrack, il presidente ad interim ha ratificato il 18 gennaio il fatto compiuto. Dopo mesi di stallo sulla questione curda, Al Sharaa ha annunciato la firma di un cessate il fuoco e di un accordo con il comandante delle forze curde, Mazloum Abdi.

L’accelerazione c’è stata il 17 gennaio. Le forze governative hanno conquistato Deir Hafer e Maskana, prima di avanzare nella località strategica di Tabqa e riprendere il controllo di una diga pochi chilometri a sud di Raqqa, sede dell’Amministrazione autonoma del nordest della Siria (Aanes), e del giacimento di gas di Conoco, il più importante del paese. L’accordo prevede il trasferimento allo stato siriano della gestione dei giacimenti di petrolio e gas nelle zone controllate dalle Fds.

courrier international

Questi progressi sono stati resi possibili dal sostegno dei gruppi tribali favorevoli a Damasco, impegnati in scontri con le forze curde in varie località della regione a maggioranza araba. “La strategia di Al Sharaa è stata fare pressione sulle zone a maggioranza araba per ‘liberarle’ e lasciare che le Fds si disgregassero”, osserva Ömer Özkizilcik, analista dell’Atlantic council. Fortemente indebolite, le forze curde avrebbero perso il sostegno delle tribù arabe fino a quel momento alleate.

L’accordo prevede che il governo avrà il pieno controllo giuridico e di sicurezza delle prigioni e dei campi dove sono detenuti gli affiliati del gruppo Stato islamico (Is), finora gestiti dalle Fds. Damasco ha inoltre accordato importanti concessioni ai cittadini curdi. Il 16 gennaio è stato pubblicato un decreto presidenziale che rende il curdo lingua ufficiale e garantisce i diritti nazionali alla minoranza. “Il decreto ha un’importanza simbolica, dato che dalla fine degli anni cinquanta i curdi in Siria sono vittime della repressione statale. Infatti è stato giudicato insufficiente da molti di loro”, osserva Alexander K. McKeever, ricercatore indipendente. Secondo lui, il testo è più che altro uno “strumento usato da Al Sharaa per cercare di risolvere la questione delle Fds, sia con la forza sia con i negoziati”.

Via d’uscita

In effetti Damasco ha usato il bastone e la carota per cacciare le Fds dalle zone a maggioranza araba di Deir Ezzor, Raqqa e parte di Al Hasaka, e costringere l’amministrazione autonoma a integrarsi nello stato accettando l’accordo. “Damasco ha offerto alle Fds una via d’uscita onorevole, consentendogli di ritirarsi dalle zone arabe e di avviare negoziati con il governo sulle strutture di governance e sicurezza nelle regioni a maggioranza curda”, suggerisce Özkizilcik.

Ultime notizie
Un duro colpo

◆ Il 20 gennaio 2026 il governo siriano ha annunciato un nuovo cessate il fuoco con le forze curde, dandogli quattro giorni di tempo per proporre un piano di “integrazione pacifica” della regione di Al Hasaka, a maggioranza curda, nel nuovo stato siriano. Il governo di Damasco, determinato ad affermare la sua autorità su tutto il territorio nazionale, aveva annunciato il 18 gennaio un accordo con le Forze democratiche siriane (Fds, a maggioranza curda) per integrare le loro istituzioni civili e militari nello stato siriano. L’accordo, sostenuto anche dagli alleati statunitensi, è stato però un duro colpo per i curdi, che speravano di preservare l’amministrazione autonoma insediata più di dieci anni fa nel nordest del paese.

Intanto cresce la preoccupazione riguardo alla situazione delle prigioni e dei campi, finora controllati dalle forze curde, dove sono detenuti migliaia di jihadisti del gruppo Stato islamico (Is), oltre a decine di migliaia di loro familiari. Il 20 gennaio le Fds hanno riferito di essere state costrette a ritirarsi dal più grande campo di detenzione, Al Hol, che ospita 24mila persone, tra cui 15mila siriani e 6.300 donne e bambini stranieri, di 42 nazionalità, anche occidentali. Il ministero della difesa siriano ha assicurato di essere pronto a garantire la sicurezza dei centri di detenzione. Afp


I colloqui si sono intensificati dopo che a fine dicembre è scaduto il termine fissato dall’accordo del 10 marzo 2025, concluso sotto la pressione di Washington tra Al Sharaa e Abdi, che prevede l’integrazione delle forze curde, civili e militari, all’interno dello stato centrale.

Alleati storici delle Fds contro l’Is e soggetti chiave nel riscatto del potere siriano sulla scena internazionale, negli ultimi giorni gli Stati Uniti sembrano aver giocato sull’ambiguità. “È difficile dire se Damasco abbia scavalcato gli Stati Uniti, perché la posizione di Washington non è chiara”, nota McKeever. Un atteggiamento che a quanto pare è stato sfruttato da Al Sharaa, forte anche del sostegno di Turchia e Arabia Saudita, per tradurre diplomaticamente il suo atto di forza. ◆ adg

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati