Cultura Schermi
Il filo del ricatto. Dead man’s wire
Bill Skarsgård, Dacre Montgomery
Stati Uniti 2025, 102’. In sala
Il filo del ricatto (Stefania Rosini SMPSP)

Nel febbraio 1977 un uomo entrò in un ufficio del centro di Indianapolis e prese in ostaggio un dirigente di una finanziaria che secondo lui l’aveva truffato, puntandogli un fucile alla testa (fissato con del filo di ferro) e pretendendo delle scuse e cinque milioni di dollari. Questo terribile piano e le assurdità che ne seguirono per le successive 63 ore, ampiamente documentate dai notiziari prima locali e poi nazionali, sono raccontati con straordinaria energia nel nuovo thriller tragicomico di Gus Van Sant. Un altro film indicativo della sensibilità per lo stato della nazione del veterano indie, da aggiungere a Da morire, Elephant e Milk, con cui condivide la preoccupazione per le armi come manifestazione dell’ambizione e della disfunzione statunitense. Oltre un certo umorismo acido, una genuina ambientazione anni settanta e un gusto per l’estetica da repor-tage giornalistico, c’è un’insolita parabola vagamente anticapitalistica a catturare in qualche modo il momento attuale. Nell’ottimo cast, la presenza di Al Pacino sembra più che altro un omaggio a Quel pomeriggio di un giorno da cani, thriller drammatico di Sidney Lumet a sua volta ispirato a una storia vera, ma con un finale molto diverso. I colpi di scena che invece concludono Dead man’s wire potrebbero sembrare inverosimili se non fossero assolutamente veri.
Phil de Semlyen, Time Out

Whistle. Il richiamo della morte
Dafne Keen, Nick Frost
Canada / Irlanda 2025, 100’. In sala

Chrys è una liceale con l’animo artistico che eredita l’armadietto della scuola da una promessa della pallacanestro. Dentro ci trova un ordigno mortale, un fischietto azteco a forma di teschio con la scritta “evoca i morti” o “evoca i tuoi morti” (oggetto di dibattito linguistico) incisa su un lato. Per un po’ l’elemento horror rimane quasi dormiente, ma poi, fischiettando, le peggiori paure dei protagonisti prendono letteralmente forma. Gli sviluppi della trama danno alle scene di morte sempre più truculente un tocco alla Final destination. Ma il trucco che riesce meglio al regista è di risultare familiare senza sembrare una scopiazzatura. Niente di speciale ma abbastanza per una serata al cinema poco impegnativa.
Mike McCahill, The Guardian

Missione Shelter
Jason Statham, Bill Nighy, Naomi Ackie
Stati Uniti / Regno Unito 2026, 107’. In sala

La presenza di attori come Bill Nighy, Naomi Ackie e Daniel Mays a supporto di Jason Statham nel cast del film suggeriscono qualcosa di più raffinato del tipico picchiaduro un po’ spento. E all’inizio può sembrare anche così con il nostro eroe, Mason, che si aggira intorno a un faro abbandonato in un’isoletta delle Ebridi esterne, con l’unica compagnia di un cane e di una scacchiera. Ma la sensazione dura poco. Mason riceve le provviste grazie a un pescatore e alla sua nipotina Jessie (Bodhi Rae Breathnach). Quando i due finiscono nei guai per il maltempo, una serie di eventi fa cadere la copertura di Mason che scopriamo essere una macchina per uccidere con un bersaglio sulla schiena. Da lì in poi tutto diventa molto prevedibile. Le scene d’azione sono di prim’ordine ma la sceneggiatura sprofonda sotto il peso di cliché che a momenti sfiorano il ridicolo.
Ed Potton, The Times

Scarlet
Giappone 2025, 112’. In sala
Scarlet (dr)

Scarlet è una versione anime, fantasy, gender bended dell’Amleto di Shakespeare, con momenti molto ispirati, ma nel complesso intrappolato in un tira e molla tra il testo shakespeariano e gli spazi fantastici in cui si estende la visione di Mamoru Hosoda. Il film comincia con un colpo di scena, ovvero la morte della protagonista, Scarlet, avvelenata dallo zio Claudio che deve toglierla di mezzo per usurpare una volta per tutte il regno del fratello Amleth. La ragazza atterra in un limbo tra la vita e la morte dove, scopre, c’è anche Claudio in cerca di un passaggio per una sorta di paradiso. Scarlet, decisa a vendicarsi, attraversa questo mondo sospeso e si unisce a Hijiri, un infermiere “contemporaneo” con un animo pacifista.
Maya Phillips, The New York Times

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1653 - 20 febbraio 2026
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