Laura studia pianoforte a Berlino ed è afflitta da un malessere esistenziale che non riesce a spiegare neanche al suo impaziente fidanzato Jakob. Mentre sono fuori città, Laura sopravvive a un incidente stradale e viene soccorsa da Betty, una donna dagli occhi tristi con cui aveva incrociato lo sguardo subito prima. La ragazza le chiede di ospitarla a casa sua e lei accetta. Ci sono ragioni tristi e particolari per questo comportamento apparentemente irrazionale delle due. L’estate di Christian Petzold ha un clima particolare: abbastanza caldo e asciutto per seccare l’erba della campagna tedesca, ma con la minaccia incombente di rigore e pesantezza che, insieme a un fondo freddo dei caratteri, impedisce ai personaggi di scongelarsi completamente. Questo puzzle di 86 minuti non è tra i migliori lavori di Petzold ma, soprattutto per l’ambientazione e il tono, ha inequivocabilmente i tratti del suo cinema e spinge la collaborazione con Paula Beer (al suo quarto film con il regista) su territori ancora più enigmatici. Questo tipo di cinema fa pensare ai racconti brevi, più interessato a cogliere piccoli momenti di chiarezza che grandi verità.
Guy Lodge, Variety
Germania 2025, 86’. In sala
Germania 2025, 149’. In sala
Il suono di una caduta è prima di tutto la storia di un luogo, una grande fattoria dell’Altmark, in un periodo di circa cento anni, dai tempi dell’Impero tedesco ai giorni nostri. Ma non è un affresco storico. Tutto è mostrato attraverso i ricordi di giovani personaggi femminili, segreti di donne sottoposte a sofferenze taciute, vittime o testimoni di dolori che non si possono raccontare: Alma, 7 anni, alla vigilia della prima guerra mondiale; Erika, un po’ più grande, nel pieno della seconda guerra mondiale; Angelika, che entra nell’età adulta nella Germania est degli anni ottanta; e Nelly, adolescente di oggi. Il film non segue una linea cronologica ma va avanti e indietro nel tempo seguendo avvenimenti, gesti, sensazioni, oggetti e immagini che rimandano l’uno all’altro. Non cade mai nel labirinto psicologico, testando semmai il confine con il fantastico. Sarebbe un peccato, comunque, fermarsi alle prime impressioni – una durezza protestante più bergmaniana che hanekiana – e non lasciarsi trasportare dalla vertiginosa esplorazione sensoriale dei meandri di una memoria collettiva a cui c’invita questo film unico.
__**Marcos Uzal,** **Cahiers du Cinéma**
Polonia 2025, 133’. In sala
Intorno al nuovo film di Michał Kwieciński c’erano aspettative molto alte. Intanto perché prolunga la collaborazione tra il regista veterano e la star del momento, Eryk Kulm, dopo il pluripremiato Filip (2022). E poi per il budget, intorno ai 15 milioni di euro, molto alto per gli standard del cinema polacco. Tuttavia, le prime recensioni sono state abbastanza negative per un motivo che invece potrebbe essere il punto di forza del film, cioè che non si tratta di una biografia tradizionale ma di un ritratto dettagliato del grande compositore che è sempre inesorabilmente al centro della scena. E poi la trama ruota intorno alla malattia che l’ha colpito e alla sua reazione. Una visione impressionistica degli ultimi anni di vita di Chopin sullo sfondo di un’affascinante e originale rappresentazione del passato come caotico, sporco e pieno di frenetica energia.
Anna Gutowska, Krytyka Polityczna
Riassumere in un film due stagioni di un anime di successo non è un’impresa facile. E il lungometraggio di Akagi e Chen ha qualche problema. Ma gli autori hanno avuto la giusta intuizione di concentrarsi sulla storia d’amore tra i protagonisti, Ichikawa e Yamada, sacrificando lo sviluppo dei personaggi, compresa l’evoluzione del solitario e insicuro Ichikawa, le scene di vita quotidiana e i momenti più propriamente comici. Il lato positivo è che si arriva al sodo più rapidamente. I fan del manga potranno rimanere delusi, ma il film alla fine funziona.
Game Rant
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